Tutti presi come sono a salvare la loro poltrona e quello dello sterminato governo monstre che Romano presiede - per quantità di ministri, viceministri, sottosegretari, portaborse, s'intende - Prodi e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all'editoria, ne hanno pensata un'altra delle loro. Il 12 ottobre scorso, con approvazione unanime dei ministri presenti, è stato varato il disegno di legge Prodi-Levi, che, se varato in toto, metterebbe il bavaglio a Internet.
Chiunque abbia un blog o un sito, deve registrarlo al registro delle Autorità delle Comunicazioni con tanto di bollo, certificati e altre pratiche burocratiche, specialità della nostra repubblica delle banane. Non solo: vige l'obbligo di avere una società editrice e un direttore responsabile iscritto all'Albo dell'Ordine. Come annota Beppe Grillo, la proposta di Levi limita di fatto l'accesso alla Rete, soprattutto ai ragazzi e alle ragazze che l'intendono come strumento di libertà e non di oppressione burocratica.
A pensar male si fa peccato, ma qualche volta s'indovina, ricorda Andreotti. Vuoi vedere che il nuovo progetto liberticida è stato concepito anche per tappare la bocca a tutti i blog, Grillo in testa, che danno troppo fastidio? Esemplare a riguardo la risposta di Levi alla domanda specifica: “Non spetta al governo stabilirlo. Sarà l’Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà discussa e approvata dalle Camere”. La speranza, sempre più forte in considerazione del marasma in cui versa il Palazzo in queste ore, è che questo disegno di legge finisca nell'unico posto di cui è degno: il bidone della spazzatura.
di Xavier Jacobelli
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