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WHY NOT

Tolta l'inchiesta a De Magistris
Il pm: "E' la fine dello Stato di diritto"

L'avocazione disposta dal procuratore generale facente funzioni e sarebbe stata motivata da una presunta incompatibilita' di De Magistris nel procedimento legata alla richiesta di trasferimento cautelare d'ufficio che e' stata fatta nei suoi confronti dal ministro Mastella

il procuratore di catanzaro luigi de magistris Catanzaro, 20 ottobre 2007 - La Procura generale di Catanzaro ha avocato a sé l'inchiesta 'why not' il cui titolare è il pm Luigi De Magistris. Il pg Dolcino Favi, che ricopre l'incarico in sede vacante, avrebbe motivato la decisione per presunta incompatibilità del sostituto napoletano, nel procedimento in cui risulterebbero indagati il presidente del Consiglio, Romano Prodi e il guardasigilli Clemente Mastella.

 

La Procura generale si aspettava l'intervento del Procuratore capo di Catanzaro, Mariano Lombardi, oppure l'astensione dal compiere atti d'ufficio da parte dello stesso Magistris, dopo l'apertura del provvedimento disciplinare disposto nei suoi confronti a seguito dell'ispezione disposta dal ministro della Giustizia che aveva richiesto il suo trasferimento per incompatibilità ambientale.

 

Nella giornata di ieri, invece, si è avuta notizia dell'iscrizione, vergata dal pm De Magistris e dal procuratore aggiunto Salvatore Murone dello stesso Clemente Mastella nel registro degli indagati. Bocche cucite in Procura, dove causa anche il giorno prefestivo, gli uffici sono completamente vuoti. Contattato telefonicamente il pm De Magistris non ha rilasciato alcuna dichiarazione. Limitandosi ad affermare che lui è sereno e che continuerà a lavorare.

 

Il sostituto procuratore di Catanzaro, Luigi De Magistris, non era a conoscenza della decisione presa dal Procuratore Generale Dolcino Favi di avocare la sua inchiesta "Why not". E' quanto ha affermato in una breve dichiarazione in cui esterna la pressione della situazione in cui è coinvolto.

 

"Non ho ricevuto alcuna notifica", conferma, "se quanto riportato è vero, ci avviamo al crollo dello stato di diritto, il che significa che non si può più fare liberamente il proprio lavoro. Cosi - continua il Pm si va verso la fine dell'indipendenza e dell'autonomia dei magistrati, che sicuramente adesso dovranno stare attenti, ancora di più, prima di prender una decisione perché non si può guardarsi solo dai delinquenti. Da ora in poi ci si dovrà guardare anche da altri fattori".










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