• CINEMA
  • BENESSERE
  • INCONTRI
Mooovie
Dieta Club
trova l'anima gemella
QNET Syndication
        

Leggi il giornale         Prova GRATUITA
Scopri le nostre edizioni locali

ESCLUSIVA QN

"Circonvenzione di incapace"
Il testamento Usa di Big Luciano
finisce nel mirino della procura

A Pesaro acquisiti gli atti e le dichiarazioni del notaio Buonanno, la magistratura potrebbe procedere per cinconvenzione d'incapace. Si vuole sapere in quali condizioni era il tenorissimo quando ha firmato il testamento

Luciano Pavarotti Pesaro, 23 ottobre 2007 - Le rivelazioni, i dubbi, i retroscena dell’ultimo testamento di Luciano Pavarotti non potevano rimanere solo un articolo di giornale. Adesso potrebbero diventare materia da inchiesta giudiziaria. La procura di Pesaro sembra avere preso molto sul serio le esternazioni del notaio Luciano Buonanno, il professionista che raccolse il 29 luglio nella villa marchigiana l’ultimo testamento del Maestro.

 

La magistratura starebbe per aprire un fascicolo contro ignoti per circonvenzione d’incapace. Avrebbe già acquisito agli atti tutti gli articoli pubblicati che evidenziavano soprattutto un punto: lo stato psicofisico del grande tenore, al momento della firma di luglio sul testamento che stabiliva la creazione di un «trust» per contenere il patrimonio americano, e che vede come unica beneficiaria la moglie Nicoletta. Quell’atto pubblico è stato raccolto dal notaio Buonanno. Il quale ha poi raccontato, il 3 ottobre al Qn e a un settimanale, che «il testamento era già stato tutto scritto dagli avvocati».

 

In particolare, il notaio dichiarò a Diva e donna: «Credo sia apparso a tutti evidente che il testamento di Luciano Pavarotti era stato completamente predisposto dai legali. Non ero d’accordo su vari punti, ma mi è stato imposto di non modificare nulla». E, ancora, disse che quel giorno pose varie domande a Pavarotti relative agli immobili e ai beni mobili americani. «Ma in suo luogo — ricorda in quell’articolo — intervenne il legale, affermando che il valore degli immobili si aggirava intorno ai nove milioni di dollari, e dei beni mobili intorno ai 100mila dollari. All’affermazione del legale, il maestro strabuzzò gli occhi dicendo: ‘Io credo molto di più’».

 

Al QN, il notaio Buonanno dichiarò lo stesso giorno qualcosa in più: «Ricordo bene che era già tutto predisposto al mio arrivo in casa Pavarotti. Il Maestro, già sofferente e disteso a letto alle dieci di mattina, si è limitato a dire sì alle mie domande e a firmare. Mi chiedo allora in che condizioni psicofisiche fosse».


Poi: «perché, se era tutto pronto da tempo, è stato perfezionato il trust come atto tra vivi solo tre giorni prima della morte del Maestro? Ritengo che il dibattito sull’eredità di Luciano Pavarotti debba andare oltre il testamento». E in effetti sta avvenendo proprio questo. Sembra emergere la volontà da parte della magistratura pesarese di trovare conferme sulle condizioni psichiche del Maestro al momento della firma. Essendo il reato di circonvenzione d’incapace procedibile d’ufficio, le dichiarazioni del notaio Buonanno (salito in procura nei giorni scorsi) hanno una rilevanza fondamentale. Il dubbio da chiarire è: il maestro Pavarotti poteva rifiutarsi di firmare quel testamento?


Nella prima dichiarazione dello studio legale Bernini, che tutela la vedova, si evidenziava come il trust fosse già stato predisposto da molti mesi. Poi si scoprì che, oltre al testamento, Pavarotti aveva firmato pochi giorni prima della morte un atto che istituiva di fatto il «trust», facendolo autenticare dal consolato degli Stati Uniti di Napoli.

 

Chi aveva potuto incontrare il Maestro in quei drammatici giorni ricorda la sua lucidità anche se non riusciva più ad alzarsi dal letto né ad alimentarsi autonomamente. Nei giorni scorsi, la banca statunitense che gestirà i beni contenuti nel trust (appartamenti, collezioni d’arte e altro), ha chiesto la «postilla» sul testamento. In pratica, l’autentica da parte della procura della firma del notaio Buonanno in calce al testamento da inviare in America. Una formalità già evasa, ma che sembra fare da battesimo a un’inchiesta dagli esiti imponderabili.

 

Ma se le parole del notaio Buonanno potrebbero avere messo in moto da sole l’inchiesta giudiziaria, ne ha sollecitata un’altra tutta interna alla categoria. Il consiglio notarile di Pesaro avrebbe inviato all’unanimità alla commissione regionale disciplinare una richiesta di sanzione disciplinare contro di lui. Con le sue dichiarazioni, soprattutto quella al giornale femminile, avrebbe violato le regole deontologiche della professione. A proposito, domani uscirà un’altra intervista del notaio pesarese su Diva e Donna. Questa però sarà incentrata sulla vita e le sue passioni.

di Roberto Damiani

 

FOTO DEL GIORNO

Un uomo in sella a un cammello

Mille cammelli di multa

In Egitto un giornalista è stato condannato per un articolo offensivo. Il cronista dovrà pagare l'equivalente di mille cammelli, una cifra pari a circa 350mila euro. Ma il perdono potrebbe arrivare anche soddisfacendo un'altra singolare richiesta

LEGGI LA NOTIZIA