Roma, 25 ottobre 2007 - Dopo una giornata al cardiopalma e una seduta fiume, l'Aula di palazzo Madama ha dato il via libera al decreto legge che redistribuisce ai più poveri parte del tesoretto fiscale del 2007. I voti favorevoli sono stati 158, i contrari 155. Il provvedimento passa adesso all'esame della Camera.
Ben sette i passi falsi di governo e maggioranza nel corso della seduta di oggi: la maggioranza è stata battuta 7 volte, di cui 5 insieme al governo. Fra le modifiche più significative quella che raddoppia il 'bonus' incapienti che sale da 150 euro a 300 euro.
UNA LUNGA GIORNATA
Da Romano Prodi arriva in serata un ultimatum alla sua maggioranza."E' giunto il momento che tutte le forze politiche della maggioranza dicano chiaramente se vogliono continuare a sostenere il Governo o se vogliono far prevalere gli interessi di parte su quelli del Paese".
Lo ha detto il premier, Romano Prodi, in una breve dichiarazione a commento del voto di oggi al Senato sulla Finanziaria. "Oggi non pongo la fiducia - ha scandito -, ma esigo che tutte le forze politiche della maggioranza rispettino gli impegni che hanno assunto di fronte ai cittadini. Questo è quello che comunicherò nelle prossime ore a tutti i partiti della maggioranza" Governo e maggioranza battute più volte oggi nell'Aula del Senato sul decreto legge collegato alla Finanziaria, con pezzi dell'Unione, Idv e diniani, che si mettono di traverso e votano con la Cdl.
Mentre alcune proposte di modifica presentate dall'opposizione non passano per un solo voto di scarto. I senatori a vita presenti, Rita Levi Montalcini, Emilio Colombo a Giulio Andreotti, vanno in ordine sparso.
Il governo non chiederà il voto di fiducia comunque neanche sulla Finanziaria al Senato. Ad annunciarlo il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti, al termine della Conferenza sei Capigruppo a palazzo Madama. "Non abbiamo chiesto la fiducia sul decreto e - dice il ministro - non la metteremo neanche sulla Finanziaria il 14 novembre a meno a che non ci sia un atteggiamento ostruzionistico (della Cdl, ndr) tale da far saltare i termini della scadenza dei provvedimenti".
Il primo emendamento sul quale l'Unione è andato sotto (il governo si era rimesso all'Aula) ha riguardato la chiusura della società Ponte Stretto di Messina, tema caldo al centro di un braccio di ferro tra la sinistra della coalizione e il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro. A votare contro l'Idv (tranne Franca Rame, che ha annunciato che lascerà il gruppo di Di Pietro)."Non sono d'accordo sulla scelta fatta questa mattina sul ponte sullo Stretto - spiega - e non ho capito la posizione di Di Pietro". 'No' anche da Roberto Barbieri (Cs). Astenuti (ma a Palazzo Madama valgono come voto contrario) Lamberto Dini e il diniano Natale D'Amico. Ma anche tre esponenti delle autonomie (Helga Thaler, Carlo Perrin, Manfred Pinzger) si sono astenuti. Tra i senatori a vita, ha votato per la soppressione della società Rita Levi Montalcini, mentre si è astenuto Emilio Colombo.
Dopo circa un'ora l'Unione è andata di nuovo sotto con un emendamento della Commissione Bilancio sulla Scuola superiore della pubblica amministrazione. Poi tocca al governo. Per due volte nel giro di pochi minuti. Vengono bocciati di seguito due emendamenti a cui il rappresentante dell'esecutivo aveva dato parere favorevole: il primo presentato da Tommaso Barbato (Udeur) sull'assunzione di personale al ministero della Giustizia e il secondo presentato dalla commissione sul digitale.
Le due votazioni finiscono pari (155 contro 155 e 156 contro 156) che secondo il Regolamento del Senato valgono come una bocciatura. Ed è caccia ai voti che sono mancati all'Unione e che hanno fatto andare sotto il governo. Sul testo Barbato, dai tabulati emerge che non hanno partecipato al voto Roberto Manzione (Ud) e Andrea Ranieri (Ulivo). Non ci sono Stefano Zuccherini di Prc (già ieri assente per malattia) e l'italo-argentino Luigi Pallaro. Sul voto sulla proposta di modifica sul digitale fa mancare invece la sua partecipazione al voto Tommaso Barbato (Idv).
IN SERATA
Maggioranza e Governo ancora battuti in Aula al Senato su un emendamento della commissione sulle consulenze all'articolo 28. I voti favorevoli sono stati 155, contro 156 no. Sulla proposta di modifica governo e relatore aveva dato parere favorevole.
Ancora una volta governo e maggioranza sono stati battuti in Aula al Senato su un emendamento dell'opposizione all'articolo 30 (sul commissariamento della Fondazione dell'Ordine Mauriziano) sul quale governo e relatore avevano espresso parere contrario. I voti a favore sono stati 157, i contrari 156.
Governo e maggioranza sono stati battuti ancora una volta al Senato su un emendamento all'articolo 44 del decreto legge che accompagna la Finanziaria. La proposta di modifica è stata approvata con il parere contrario di governo e relatore. L'emendamento del senatore Fernando Rossi (Gruppo Misto) approvato dall'Aula del Senato con parere contrario di governo e relatore raddopppia da 150 a 300 euro il bonus per gli incapienti che dovrà arrivare entro l'anno. L'onere finanziario sale a 5 miliardi di euro.
UN ALTRO CASO-MONTALCINI
In serata nell'Aula del Senato scoppia un altro caso Montalcini. A scatenare la protesta della Cdl in Aula subito dopo la 'vittoria' su un emendamento al dl che accompagna la Finanziaria, infatti, sarebbe stata la decisione del senatore dell'Ulivo Antonio Boccia di andare a 'riprendere' la senatrice a vita che, allontanandosi per andare alla toilette, aveva fatto mancare il suo voto sulla proposta di modifica.
UN ALTRO CASO-MASTELLA
In congedo, sui due voti che hanno fatto soffrire il governo, risultano i ministri Clemente Mastella e Livia Turco. Il Guardasigilli è, durante la mattinata, al centro degli attacchi della Cdl perché su un emendamento, passato per un solo voto, si è prima espresso per uscire subito dopo dall'Aula. Un "precedente inaccettabile" per l'opposizione che si scaglia contro il presidente di turno Milziade Caprili chiedendogli di ripetere il voto. Istanza accolta dopo diverse polemiche e l'emendamento passa con un vantaggio di sette voti a favore della maggioranza.
DI PIETRO: "GOVERNO TECNICO"
Un governo tecnico con all'ordine del giorno un solo punto, la nuova legge elettorale. Così il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, leader dell'Idv, guarda agli sviluppi della politica interna. Di Pietro, parlando con i giornalisti alla stampa estera, ha ribadito che Prodi deve governare fino a quando ha la fiducia, poi, eventualmente, si potrà fare un governo tecnico che duri tre mesi che metta a punto la nuova legge elettorale.
"L'Italia dei Valori - ha detto Di Pietro - è legata al governo e non ci metteremo fuori dalla coalizione, però se Prodi cade non si può andare alle elezioni con questa legge elettorale».
D'ONOFRIO
"Grazie a questo voto si potrà continuare a parlare del ponte sullo Stretto di Messina. La speranza resta in vita". Lo ha dichiarato il presidente dei senatori dell'Udc, Francesco D'Onofrio, commentando il voto contraro del Senato sull'emendamento al collegato alla Finanziaria relativo alla soppressione della società per il ponte sullo Stretto.
DILIBERTO: E' UNA VERGOGNA
"Che vergogna". Il segretario Pdci, Oliviero Diliberto, condanna con nettezza il voto in Senato sul ponte di Messina di parte della maggioranza con la Cdl. "Ora gli italiani sanno - afferma il segretario Pdci - chi vuole continuare a sprecare danaro pubblico. Compresi quanti parlano ogni giorno, evidentemente a vanvera, di questione morale. Il voto che sopprimeva la 'Ponte sullo Stretto spà era un voto contro gli sprechi. Un voto che cancellava una società che deve costruire un'opera che questo governo ha deciso da un anno di non costruire. E allora a che serve tenere in vita una società per relizzare un'opera che tutti sanno non sarà mai realizzata? Solo a sprecare danaro pubblico e garantire stipendi e gettoni a un consiglio di amministrazione inutile".
Diliberto conclude: "Oltretutto la soluzione trovata avrebbe consentito agli oltre cento lavoratori della 'Ponte sullo Stretto spà, di tornare a un lavoro dignitoso - oggi sono in ufficio a non far nulla, perchè non c'è nulla da fare in quegli uffici - nella pubblica amministrazione. Che vergogna vedere senatori della sinistra unirsi alla destra in questa pessima battaglia. Rimedieremo alla Camera con una divera maggioranza".
I McCain hanno diffuso un disegno del rapitore, realizzato sulla base della descrizione di Jane Tanner, una donna che faceva parte del gruppo di amici dei McCann in vacanza. Snello, alto 1,70, ma senza volto