• CINEMA
  • BENESSERE
  • INCONTRI
Mooovie
Dieta Club
trova l'anima gemella
        

Leggi il giornale         Prova GRATUITA
Scopri le nostre edizioni locali

Cronaca

IL CASO

Ex militari italiani contro la Merkel:
"Noi, schiavi di Hitler mai risarciti"

La legge voluta da Shroeder non li include perché prigionieri di guerra. 'Ma noi siamo stati internati', protestano. La Cancelliera tedesca dovrà rispondere in tribunale, il 17 dicembre. Spartaco Gamba, presidente mantovano di A.N.R.P: "E' umiliante come chiedere l'elemosina: io chiedo solo giustizia"  Commenta

di Valeria Selmi

Auschwitz Mantova, 26 ottobre 2007  - “Giustizia, solo giustizia”. E' questa la richiesta fatta a gran voce da sessanta ex internati militari italiani aderenti all'A.N.R.P., Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, prima associazione a citare in tribunale la Cancelliera Angela Merkel, in rappresentanza della Repubblica Federale tedesca, per rispondere di danno morale e materiale inflitto agli 'schiavi di Hitler'. Saranno tutti lì, il 17 dicembre presso la Corte di Mantova, a rivendicare un indennizzo, promesso e mai ottenuto, per le pene, il dolore e l'umiliazione subiti nei campi di concentramento.

 

Una vicenda, quella dei lager, che a più di 60 anni non sembra né meno orribile, né meno vera. Né, tanto meno, dimenticata. Le torture, le sevizie e le barbarie sono impresse nella mente di chi le ha vissute e di chi, più fortunato, ne ha solo udito il racconto mentre si cullava teneramente sulle ginocchia del nonno, o del bisnonno. Storie di persone comuni che hanno abbandonato le loro vite per finire, palla al piede e un numero marchiato a fuoco sul polso, ai lavori forzati nelle fabbriche tedesche o cavie di terribili esperimenti medici o, peggio ancora, cadaveri in una camera a gas.



E ora, a mezzo secolo di distanza, un popolo intero, il 'popolo dei sopravvissuti' è in fila a invocare un risarcimento. Una pretesa non così assurda se si pensa che su espressa volontà di Shroeder è nata, con legge varata il 2 agosto del 2000, la Fondazione 'Memoria, responsabilità e futuro', organismo che doveva occuparsi di elargire indennizzi per i reduci dai lager. Milioni, i marchi stanziati e approvati dal Parlamento tedesco per sanare tante nazionalità che hanno subito i crimini nazisti. Un assegno, non superiore ai 15 milioni di vecchie lire che, seppur irrisorio, avrebbe dovuto essere il sintomo di una 'riconciliazione storica' e insieme un riconoscimento onorario per le fatiche e le ingiustizie subite. Ma ad oggi in molti si chiedono: che fine ha fatto quel 'tesoretto'?



A farsi portavoce delle perplessità di quei 'molti' è Spartaco Gamba, 87 anni ma la grinta di allora, ex-vice-sindaco di Mantova e ora presidente della sezione provinciale dell'A.N.R.P. “E' amaro e umiliante come chiedere l'elemosina, invece sono qua a chiedere solo giustizia. Come uomo, come ex combattente, e come politico, convinto che le autorità debbano fare di tutto per lenire, solo lenire, ferite che non si possono rimarginare”, racconta. La voce decisa, le parole pesanti e la convinzione di chi vuole riappropriarsi di qualcosa che gli spetta. La dignità. “Su 120mila domande, ne hanno soddisfatte 2mila. Noi? Siamo considerati come turisti in Germania”. Silenzio.



Difficile a credersi, ma è la realtà. Per loro, per gli internati militari che furono deportati in Germania dopo l'armistizio del '43 e impiegati a forza nell'industria di guerra del Reich, non c'è nessun assegno, nessuna ricompensa. Quelli che, ai tempi del conflitto furono etichettati dal Regime come IMI e privati pertanto delle garanzie previste dalla Convenzione di Ginevra (1929) e dall'assistenza della croce rossa, sono ora considerati alla pari dei prigionieri di guerra per i quali non è previsto, specifica lo statuto della Fondazione, alcun tipo di risarcimento.




Un capitolo di storia, quello dei crimini nazisti, sempre aperto. Mentre ricorre il 64esimo anniversario delle stragi di Cefalonia e Corfù (8 settembre 1943), primo atto della resistenza per una Italia libera dal fascismo, vengono alla ribalta nuovi e sconcertanti fatti. Ultimo episodio, “un processo chiuso di nascosto”, (La Stampa, 19 agosto 2007). Si tratta della vicenda Dortmund. A denunciarlo è Marcella de Negri, figlia di uno dei caduti della Divisione Acqui. Ma la conferma arriva anche dal procuratore tedesco, Ulrich Maass: “Non abbiamo trovato elementi sufficienti per l'accusa di omicidio aggravato”. E così un altro eccidio finisce nel 'dimenticatoio'. A fargli compagnia un'inchiesta sulla fucilazione di 137 ufficiali italiani alla Casa Rossa: stesso procuratore, stesse conclusioni: “Elementi insufficienti” e il caso cade inevitabilmente in prescrizione.




Alla luce dei fatti, il passato non fa ben sperare ma c'è davvero bisogno di credere che il 17 dicembre 2007 sia il gran giorno, il giorno della verità, della vergogna, dell'ammissione di colpa e del riscatto morale. Perché in un mondo lacunoso e incerto ritrovare se stessi è la miglior strada per la pace dell'anima.

di Valeria Selmi

  • 26/10/2007 17:50

    anche se si vince in tribunale, gli ex prigionieri in germania non vedranno mai un centesimo perche' un altro gruppo di prigionieri piu' fortunati di loro non ricevettero mai quei soldi che il governo usa aveva stanziato per loro.fu il governo italiano a prendersi i soldi dei nostri prigionieri per evitare problemi con altri ex prigionieri italiani. Gli usa avevano stanziato una bella sommetta per quelli che avevano lavorato
  • Sono presenti 1 commenti
 

Cerca  su Quotidiano.net nel Web

FOTO DEL GIORNO

STRISCIONE D'AMORE A VARESE

Lenzuolata d'amore

Deve proprio aver perso la testa l'innamorato - si immagina giovanissimo - che nei giardinetti di fronte a ragioneria, a Varese, ha affisso tra due pini uno striscione d'amore per festeggiare i 18 anni della sua bella

LEGGI LA NOTIZIA