LA CRONACA nera ha sempre esercitato grande fascino sul pubblico. Più il caso è eclatante, a tinte forti, con dosi di mistero, tanto più si accende la passione. È una morbosità che si manifesta con la gente in fila davanti ai tribunali per un posticino in piedi in aule affollate. Succede da sempre, dai tempi del delitto di via Monaci (caso Fenaroli) o del «caso Bebawi». O, più recentemente, per il processo di Anna Maria Franzoni.
La morbosità è sempre stata alimentata dal «giallo» che contrappone i «colpevolisti» agli «innocentisti». La stessa morbosità si manifesta già (con la gente che pensa di prenotare il numerino, come dal salumiere) per il processone a carico dei coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi, accusati della terribile strage di Erba. E come sarà per il delitto di Garlasco. Per vedere il «mostro», o il bel Azuz, anche solo un attimo e da lontano.
Una forma, comunque, di giustizia spettacolo, alimentata dai talk show televisivi, dalle riviste popolari, dalle cronache dei giornali. Ma se anche un ubriaco al volante che uccide quattro ragazzi diventa una star televisiva, autore di memoriali in esclusiva, con press agent di vip al seguito e telecamere a riprenderlo nel luogo — già privilegiato — dove sconta la pena ai domiciliari, questo è davvero troppo.
È IL CASO del giovane rom Marco Ahmetovic, che oggi comparirà — salvo divieti dell’ultim’ora — in un programma televisivo pomeridiano. Ci chiediamo quali obblighi i giudici hanno dato a un condannato a sei anni e mezzo di reclusione, generosamente dirottato in un residence, che almeno nei rapporti con l’esterno dovrebbe assomigliare a una cella. Così, evidentemente, non è. «Anch’io sono un essere umano», titola il libro di Ahmetovic, comunicato alla stampa via mail dallo stesso... detenuto. Essere umano, certo.
Con un doveroso, silenzioso, percorso di espiazione, per rispetto ai quattro ragazzi che ha ucciso e ai loro familiari addolorati e, come noi, indignati. Lasciamo Corona a prosperare sulle disavventure giudiziarie, peraltro veniali rispetto a quelle di Ahmetovic. Il giovane rom ci può pure provare, ma il circo mediatico che si muove attorno a lui dovrebbe riflettere un minuto di più.
DI PIERLUIGI VISCI
I McCain hanno diffuso un disegno del rapitore, realizzato sulla base della descrizione di Jane Tanner, una donna che faceva parte del gruppo di amici dei McCann in vacanza. Snello, alto 1,70, ma senza volto