Roma, 31 ottobre 2007 - Non commette reato chi coltiva qualche piantina di canapa indiana a scopo ornamentale. Lo ha deciso la Corte di cassazione che, con la sentenza 40362 di oggi, ha respinto il ricorso della Procura di Genova presentato contro la doppia assoluzione (pronunciata nel gennaio 2003 dal Tribunale di Savona e nel luglio 2005 dalla Corte d'appello) disposta nei confronti di un 77enne che aveva coltivato "cinque piante di canapa indiana, una delle quali immersa in una vasca piena d'acqua, destinate ad adornare l'interno di vasetti di vetro che, riempiti di paraffina e munito di stoppino, venivano messi in commercio come lumini".
Contro tale decisione la pubblica accusa ha fatto ricorso ai giudici del 'Palazzaccio' precisando che "non è possibile ipotizzare che un privato possa lecitamente coltivare piante di canapa indiana per scopi ornamentali, in quanto il legislatore considera pericolosa per la salute pubblica ogni forma di diffusione della droga e, inoltre, non è mai possibile, nel momento in cui la coltivazione è in atto, individuare l'effettiva futura destinazione delle piante in coltivazione".
La tesi non ha convinto 'piazza Cavour' che ha ritenuto applicabile anche al caso in questione una decisione, la numero 7983 del gennaio 2007, presa in sede di legittimità.
"La coltivazione di piante - ricorda il Collegio - da cui possono ricavarsi sostanze stupefacenti, che non si sostanzia nella coltivazione in senso tecnico agrario ovvero imprenditoriale, e per ciò per l'assenza di alcuni presupposti, quali la disponibilità del terreno, la sua preparazione, la semina, il governo dello sviluppo delle piante, la disponibilità di locali per la raccolta dei prodotti, e che, pertanto, rimane nell'ambito concettuale della cosiddetta coltivazione domestica, ricade pur dopo la riforma legislativa intervenuta nel 2006, nella nozione della detenzione, sicché occorre verificare se, nella concreta vicenda, essa sia destinata ad un uso esclusivamente personale del coltivato".
Insomma facendo applicazione di questo principio la Suprema corte ha respinto il ricorso della Procura di Genova e ha reso definitiva l'assoluzione.
Deve proprio aver perso la testa l'innamorato - si immagina giovanissimo - che nei giardinetti di fronte a ragioneria, a Varese, ha affisso tra due pini uno striscione d'amore per festeggiare i 18 anni della sua bella