Nel 1970, Biagi tornò alla direzione de 'Il Resto del Carlino', e volle un giornale curioso e attento, fresco nel linguaggio e curato nei contenuti: "un settimanale che va in edicola tutte le mattine"
di Marco Leonelli*
Bologna, 6 novembre 2007 - "Arriva Biagi al Carlino, tu come farai?", mi chiese il generale che mi aveva fatto smontare in tutta fretta dal turno di guardia. Io ero già assunto, ma facevo il mio dovere di milite. Preso alla sprovvista dalla comunicazione e ingenuamente sorpreso dalla domanda riuscii solo a chiedere il motivo di quella sua preoccupazione. "Come? - ribattè a sua volta sorpreso - arriva un socialista e tu socialista non sei. Prendi questa licenza e vai a curare i tuoi interessi, non vorrei mai che il tuo futuro professionale venisse compromesso".
Non solo il mio futuro professionale non subì alcun contraccolpo, ma mi trovai a fare un'esperienza nuova e professionalmente molto ricca. Sono uno degli ultimi, forse l'ultimo, che al Carlino ha lavorato con Enzo Biagi direttore e mai avrei pensato, allora, che molti anni dopo sarei stato anche uno dei suoi successori.
Era il 1970. Biagi dopo diciott'anni tornava alla guida del giornale che aveva visto i suoi esordi.
Arriva al foglio bolognese dopo la lunga direzione di Giovanni Spadolini e dopo il biennio di Domenico Bartoli. Sono gli anni delle "Guardie rosse", non solo in Cina, come quest'ultimo scrisse in un articolo di fondo rimasto famoso.
Il giornale bolognese aveva toccato vertici di rara eccellenza e il suo spessore politico e culturale erano diventati proverbiali. Biagi questo lo sa bene, ma vuole fin da subito un giornale diverso: con al centro le storie degli uomini, famosi e non, ricco di interviste, molto curioso nei grandi come nei piccoli fatti. Il suo giornale non deve essere un quotidiano, ma, come si diceva allora, un "settimanale che va in edicola tutte le mattine".
Molti di noi sono giovani e per questo attenti, a ogni stormir di fronda. Che il giornale si muova con maggiore attenzione alla vita di tutti i giorni e ai suoi problemi è un richiamo positivo e allettante. La porta del suo ufficio è sempre aperta e il dialogo con i redattori continuo. Ci insegna la cura nello scegliere e tagliare le fotografie, la precisione nelle didascalie ("non voglio una generica illustrazione dell'immagine, ma un arricchimento dell'articolo"). E' esigentissimo sulla titolazione: venivamo da una tradizione a suo modo assai scrupolosa ma un tantino paludata e grigia, ci incalza a lavorare di ingegno per trovare il titolo più stimolante. Di dare colore ad ogni intervista mettendo in evidenza la battuta più significativa.
Anche il linguaggio muta, si fa più diretto e più semplice. In una parola più chiaro. A cominciare dagli articoli di fondo del direttore. Un linguaggio che si concilia perfettamente con il taglio agile che la fantasia grafica di Pirro Cuniberti sta imprimendo alle pagine del giornale. C'è un aria quasi frenetica in redazione a cominciare dal vicedirettore Dario Zanelli e dal caporedattore Metello Cesarini fino all'ultimo dei tipografi.
Biagi irrobustisce il parco dei collaboratori: da Fellini, a Castellaneta, da Nuvoletti a Bolchi, da Nuvolone a Petacco. Nascono in quei giorni, come arricchimenti del giornale il settimanale tascabile "Carlino Tv" e soprattutto le dispense a colori della "Storia d'Italia dal 1870 al 1970" firmate volta a volta da illustri storici quali Denis Mac Smith, Prezzolini, Passerin d'Entreves, Trafaglia e Deakin. Un successone editoriale.
Si pensa a un prodotto più agile e riesce a intrufolarsi nelle pagine del Carlino anche l'oroscopo di Maria Gardini, che pare una profanazione agli occhi dei lettori più tradizionalisti, ma che diventa, da allora, presenza imprescindibile in molti giornali italiani.
"Prende corpo in quei giorni - come ricorda Dino Biondi nel volume del centenario del Carlino - anche una fitta rete di pagine speciali e monografiche che ripropongono, secondo una formula popolare, quelle nate negli Anni Trenta e rilanciate da Spadolini negli Anni Sessanta (sollecitate dal presidente della Poligrafici, Attilio Monti, che suggerirà anche l'istituzione di una pagina di informazioni regionali e un appuntamento con i temi dell'agricoltura).
Mi sono chiesto molte volte come fosse Biagi direttore. Un giornalista di raro talento. Un entusiasta senz'altro, capace di slanci ma anche di solenni arrabbiature. Non facile al compromesso, incapace di dimenticare. Protagonista talvolta di scontri e di incomprensioni che sovente sarebbero state per lui anche motivo di vanto professionale.
di Marco Leonelli *
* direttore de 'Il Resto del Carlino' dal 1987 al 1995 e dal 1999 al 2001
Michael Schumacher farà i test Ferrari con la F2007 sul circuito di Montmelò, in Spagna. Forse si è stufato della pensione dorata, forse si è accorto di avere ancora voglia delle emozioni a trecento all'ora...