Roma, 7 novembre 2007 - Precipita sempre di più la crisi politico-istituzionale in Pakistan, scatenata dall'imposizione dello stato di emergenza decisa sabato scorso dal presidente, generale Pervez Musharraf, che ha contestualmente sospeso la Costituzione. In giornata le forze di sicurezza hanno fatto ricorso ai manganelli e lanciato gas lacrimogeno all'indirizzo dei sostenitori di Benazir Bhutto, radunatisi nella capitale Islamabad per una manifestazione di protesta.
Pochi minuti prima la stessa Bhutto, che aveva preferito mantenere finora un profilo basso, aveva apertamente sfidato il regime sollecitando i connazionali a inscenare dimostrazioni di piazza in tutto il Paese per rispondere a Musharraf. La polizia aveva già avvertito che avrebbe impedito il raduno giacchè, proprio in forza dello stato di emergenza, simili iniziative sono assolutamente proibite. L'ex premier, rientrata in patria solo il mese scorso dopo oltre otto anni di esilio volontario, ha nondimeno incoraggiato i seguaci a non demordere.
"Mi appello al popolo del Pakistan affinchè si faccia avanti!", ha dichiarato Bhutto nel corso di una conferenza stampa, indetta dopo una riunione con altri esponenti dell'opposizione. "Questa è una battaglia per lo stato di diritto. Siamo sotto attacco".
Circa duecento attivisti del suo Ppp, il Partito Popolare del Pakistan, erano scesi in strada al grido "Niente legge marziale!". I dimostranti hanno tentato di raggiungere la sede del Parlamento, ma a quel punto sono stati caricati dagli agenti in assetto anti-sommossa, che hanno impiegato i gas, quindi hanno percosso i sostenitori dell'ex primo ministro; almeno tre militanti del Ppp sono stati costretti a salire sui furgoni cellulari e trascinati via.
"Quanta gente possono mettere dietro le sbarre?", ha indirettamente replicato Bhutto. "Ne mobiliteremo tanta che non avranno carceri a sufficienza".
Il governo nel frattempo cerca di evitare il peggio, e il premier in carica Shaukat Aziz ha annunciato che sarà decisa il 14 novembre la data precisa delle elezioni parlamentari, in linea di massima già fissate per l'inizio di gennaio. Inoltre ha ipotizzato che lo stato di emergenza sia revocato entro due o tre settimane Chaudhry Shujaat Hussain, leader della Lega Musulmana del Pakistan, il partito facente capo a Musharraf.
Il presidente pakistano è costretto a muoversi con cautela, perchè persino i suoi alleati più solidi lo stanno isolando. La Gran Bretagna ha sollecitato le autorità di Islamabad a precisare il giorno del voto; e si è saputo che il segretario di Stato americano Condoleezza Rice, oltre a criticare Musharraf in pubblico, due giorni fa gli ha telefonato di persona. Non si sa che cosa gli abbia detto, ma immaginarlo è agevole: fonti governative pakistane in via riservata hanno deplorato la "malaugurata" interferenza Usa negli affari interni.
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