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Politica

FINANZIARIA

Il Senato dà il via libera alla manovra
Prodi: "Ho ancora la maggioranza"
Berlusconi: "Il governo è finito"

La legge passa con 161 voti favorevoli e 157 contrari: i senatori a vita non sono stati decisivi. Dini: "Voto sì per responsabilità". Nella lunga giornata il Governo era stato battuto su un emendamento di Forza Italia. Passa la class action, l'azione collettiva risarcitoria a favore dei consumatori

Franco Marini Roma, 15 novembre 2007 - Con 161 sì e 157 no arriva il via libera di palazzo Madama alla Finanziaria. Per la prima volta da cinque anni la manovra economica viene approvata senza ricorrere alla fiducia (l'ultima volta è stato nel 2002). Ed è avvenuto al Senato dove in questa maggioranza gli equilibri sono più instabili. Su oltre 715 votazioni soltanto due volte Unione e esecutivo hanno tremato: un emendamento di An sui fondi alla ricerca e uno di Forza Italia sul processo di razionalizzazione del Tesoro. Ma la maggioranza ha comunque retto bene l'urto, evitando la tanto attesa 'spallata' annunciata e auspicata dall'opposizione.
Il passaggio in Senato ha arricchito la manovra, da oltre 11 miliardi, di molte novità. Arriva, ma per miracolo, nell'ordinamento italiano la 'class action'. L'azione collettiva risarcitoria a favore dei consumatori è stata approvata, infatti, per un errore di voto del senatore azzurro, Roberto Antonione.

 

Dopo il braccio di ferro fra i 'diniani' e la sinistra della maggioranza è arrivato anche il sospirato via libera anche alla sanatoria dei precari della P.A.: le assunzioni avverranno solo attraverso procedure selettive di tipo concorsuale. Superate le perplessità del ministro Mastella è stato approvato anche il tetto agli stipendi dei manager pubblici. I 'big' non potranno guadagnare più di 274 mila euro, cioè più del primo presidente della Corte di cassazione. Con qualche distinguo: non saranno tagliati gli stipendi di chi lavora nelle Authority, quelli degli Organi Costituzionali, delle società quotate e i contratti d'opera (si fanno salvi gli artisti Rai).

 

Sono anche altre le novità della manovra. Dagli sconti Ici sulla prima casa a quelli sugli affitti, dal calo delle aliquote Ires e Irap al cosiddetto 'forfettone' fiscale per i piccoli. E ancora, arriva una stretta sull'uso dei derivati per gli enti locali, un aumento della detrazione sui mutui della prima casa e il credito d'imposta per nuove assunzioni al Sud. Corposo anche il 'pacchetto' sui tagli ai costi della politica: si va dal taglio dei numero dei ministri e dei sottosegretari alla riduzione dei consiglieri comunali e provinciali, dal taglio delle indennità e dei gettoni di presenza, dalla riduzione delle Comunità montane, dalla stretta su auto blu e consulenze allo stop a indennità di missioni e viaggi facili. Un insieme di misure che, secondo i primi dati del ministero dell'Attuazione al programma, produrrà 3,5 miliardi di risparmi in tre anni.

 

"Ritengo di avere ancora una maggioranza sia parlamentare che politica, identica a quella dopo le elezioni": Lo dice Romano Prodi, dopo l'approvazione della Finanziaria in Senato. Quanto alla posizione di Dini, "ha fatto le critiche che ha sempre fatto, e poi ha votato a favore: continua la discussione che va avanti da mesi. Non c'è nessuna novità sotto questo fronte. Sapevamo benissimo qual era la posizione, sapevamo quali erano stati gli emendamenti in cui ci si era allineati alle posizioni sostenute da Dini, gli altri su cui si era invece rimasti su posizioni differenti: questo ha portato al voto favorevole e anche alle critiche che erano state fatte nei mesi scorsi".

 

"Credo che stasera il cavalier Berlusconi dovrebbe dire 'mi sono sbagliato'. Credo che sia un'affermazione che bisognerebbe fare in queste circostanze". Lo dice Romano rpdoi, dopo il sì del Senato alla Finanziaria.
"Non abbiamo nemmeno avuto bisogno della fiducia, è stato approvato in tempo, non posso che essere soddisfatto".

 

"L`attesa e prevista implosione del centrosinistra si è verificata: le dichiarazioni del presidente Dini e del senatore Bordon hanno sancito la fine di questa maggioranza e di questo governo". Se ne dice convinto il presidente di Fi Silvio Berlusconi che chiama gli italiani in piazza per chiedere le dimissioni del governo, dopo il voto del Senato sulla finanziaria. "Domani, sabato e domenica Forza Italia - dice Berlusconi- chiama i cittadini a manifestare in tutte le città d`Italia per esprimere la loro sfiducia e la loro indignazione nei confronti di questo governo. In sintonia con la grande maggioranza dei cittadini insistiamo quindi nella nostra battaglia politica per mandare a casa questa compagine governativa dannosa per il Paese, incapace di favorire la crescita, incapace di garantire la sicurezza dei cittadini, capace solo di imporre più tasse e più spesa pubblica ma, incredibilmente, di diminuire le risorse per le forze dell`ordine".










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