Ma la verginità è soprattutto una condizione dello spirito, un atteggiamento mentale: quali mezzi servirebbero in Italia per anche da noi, come in Gran bretagna, l'intervento venisse pagato dalla mutua? di Barbara Consarino
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Milano, 16 novembre 2007 - PER ORA l’operazione miracolosa che consente di arrivare illibate e intatte all’altare l’hanno richiesta solo 24 donne per lo più asiatiche o mediorientali, giovanissime in procinto di sposarsi e desiderose di camuffare in patria, almeno per una notte, i costumi più liberi appresi nelle permissive società occidentali.
L’ intervento che in clinica privata costa quasi come un lifting in Italia, in Gran Bretagna è gratuito, finanziato dalla mutua. E nonostante l’esiguo numero di donne che finora hanno chiesto di rifarsi la verginità chirurgica, anche nel Regno Unito così tollerante e multietnico la cosa fa discutere e polemizzare com’è giusto che sia quando si parla di certi argomenti e, ovviamente, fa notizia.
Ma poiché la verginità è soprattutto una condizione dello spirito, un atteggiamento mentale, ci si domanda di quali mezzi e truppe di chirurghi e infermieri si dovrebbe dotare il nostro sistema sanitario nazionale se anche da noi passasse un provvedimento che consenta di rifarsi una verginità in senso lato, naturalmente.
di Barbara Consarino
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