Una carriera sempre in ascesa, fino all'ambita poltrona di capo delle Risorse umane. La vice city-manager del comune appare il personaggio-chiave dell’inchiesta sugli 'incarichi d'oro'. C'è chi dice sia tornata per vendicarsi
Milano, 1 dicembre 2007 - E’ una vita apparentemente troppo spericolata per una top manager pubblica quella condotta finora da Rita Amabile. E non solo perché la vice city-manager, nonostante l’unica ipotesi di reato (concussione) contestata rispetto alle tre (concussione, abuso d’ufficio e truffa aggravata) riportate sull’avviso di garanzia recapitato al direttore generale del Comune Piero Borghini, sembra il personaggio-chiave dell’inchiesta sugli "incarichi d’oro" coordinata dal sostituto procuratore Alfredo Robledo. Momenti di gloria alternati a repentini accantonamenti hanno, infatti, scandito buona parte dell’esistenza lavorativa di questa dirigente formatasi, come del resto l’altro indagato Federico Bordogna, all’ombra della Cgil.
Partendo dalla base sindacale, l’Amabile si costruisce pezzo per pezzo una carriera sempre in ascesa a Palazzo Marino. Sino ad arrivare all’ambita poltrona di capo delle Risorse umane di un Comune che, all’epoca, conta ancora 20.000 dipendenti. Lei si circonda di uno staff di giovani rampanti come Luigi Draisci, che, guarda caso, dirige oggi le Risorse umane, e tenta, per quanto possibile, di sfoltire gli organici. E, però, nel bel mezzo dei tagli ecco l’imprevisto.
L’ingegner Alfonso Nunziata, alto dirigente del Comune e consorte dell’Amabile, si ritrova risucchiato in un’inchiesta interna (ma il vicesindaco Riccardo De Corato depositò un esposto in Procura) sulla gestione dell’appalto-calore. O, meglio, dei costi, secondo gli investigatori del Comune più elevati di quelli di mercato, di ingenti quantitativi di combustibili destinati ad alimentare gli impianti di riscaldamento di scuole ed edifici pubblici.
La stagione dei veleni che segue al coinvolgimento di Nunziata nelle indagini condotte dall’internal auditing Antonio Franchitta mette in imbarazzo l’Amabile. Da numero uno del Personale si ritrova, del resto, costretta a gestire un caso che riguarda il marito. La spostano di settore e lei non la prende benissimo. Anche perché il nuovo internal auditing Giuseppe Albanese, un mastino, stringe il cerchio su Nunziata. L’ingegnere, alla fine, viene convinto dal nuovo manager delle Risorse umane, guarda caso Bordogna, a rassegnare le dimissioni. Si spegne qualche tempo dopo. L’Amabile, intanto, lascia il Comune e ripara in quel di Salsomaggiore. L’auto-confino, tuttavia, non dura a lungo dal momento che, a un certo punto, Roberto Formigoni proietta l’Amabile ai piani alti del Pirellone.
Siamo arrivati al 2006. Letizia Moratti, ignorando l’avvertimento di non proporre la carica di vice city-manager all’Amabile "perché tornerebbe a Palazzo Marino per consumare vendette nei confronti degli ex colleghi che hanno accusato o non hanno difeso il consorte", decide di cooptare la manager in Comune. L’Amabile deve riempire le caselle di una pianta organica disegnata da Stefano Parisi e Bruno Ermolli. Lei stravolge il modulo affidatole e Parisi le leva il saluto. Poco male perché, secondo la ricostruzione di Robledo, ci sarebbe da persuadere una decina di dirigenti storici a lasciare libero il posto per successori senza esperienza specifica. Non prima, però, di aver retrocesso Bordogna al Decentramento.
di Corrado Dragotto
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