Marzouk intercettato pochi mesi dopo il massacro: "Il periodo più bello della mia vita". E' stato arrestato per spaccio di droga. Corona: "L'hanno incastrato, io lo aiuterò" Commenta la notizia
Como, 2 dicembre 2007 - «QUESTI SONO stati i mesi più belli della mia vita, mi hanno proposto di lavorare in cambio di sesso. Sono arrivati persino a dirmi: quanto vuoi per una scopata?». Quasi non ci crede Azouz Marzouk quando, in una intercettazione, racconta la bella vita che gli è toccata dopo la strage dei suoi familiari. Per niente inconsolabile, almeno al telefono. Ad aprile è al culmine della soddisfazione e del successo personale, catapultato nello spettacolo perenne della scuderia Lele Mora-Fabrizio Corona, corteggiato come una valletta televisiva. Lo invitano nei locali e gli danno la Porsche per gironzolare tra Erba e Merone, gli offrono i vestiti nuovi e i set fotografici. Fa in fretta a capire che quello stile di vita gli piace, che la celebrità fa per lui e che ogni sera c’è qualche ragazza che aspetta solo di potersi far accompagnare a casa dall’Azouz visto in televisione.
COME IL 4 gennaio — giorni in cui ancora non erano stati individuati gli autori della strage di via Diaz, Olindo e Rosa Romano, arrestati solo la settimana successiva — quando Azouz si apparta in auto con una giovane donna, e le ambientali registrano tutto, anche la frasi di rassicurazione che lui rivolge a lei per toglierla dall’imbarazzo di quel momento.
SONO QUESTI i mesi durante i quali, secondo la Procura, Azouz smette di spacciare direttamente, fa un passo indietro da quelle consegne di «patate, cipolle» e altre verdure con le quali al telefono chiamavano i pezzi di droga, ma non si stacca da suo fratello e dalla sua famiglia. Non vende più droga, ma è presente alle telefonate e non smette di consumare: «A me quando qualcuno mi dice di non sniffare, sniffo ancora di più per ripicca» racconta secco al telefono. Parla con Fahmi e con gli altri, si chiamano con nomi di fantasia, si scambiano i telefoni cellulari e le auto su cui sono installati gli ambientali — la Finanza censisce quindici mezzi tra auto e moto intestati al gruppo — parlano tranquilli, perché da anni le cose vanno avanti senza che nessuno gli piombi in casa all’alba ad arrestarli e perquisirli.
FORSE ANCORA più tranquilli da quando la popolarità di Azouz si è trasformata in una sorta di scudo che, idealmente, li protegge ancora di più dalla possibilità che accada quello che è successo ieri mattina. «Non ci beccheranno mai» dicono ridendo. Intanto la Guardia di Finanza di Erba fermava i loro clienti, li portava in caserma e li costringeva a dire chi c’era quando avevano acquistato il «pezzo», quanto lo avevano pagato, con chi avevano parlato al telefono, gli metteva davanti le foto di ognuno di loro e li obbligava a indicare i volti associati ai nomi.
DIECI CLIENTI indicano Azouz, cinquanta suo fratello Fahmi, 120 un altro del gruppo. Sono tanti i giovani soddisfatti degli acquisti, la voce circola in fretta: «Noi facciamo venti o trenta pezzi al giorno» dicono in un’ambientale in auto: è il 28 febbraio, su quell’auto sono in tre. E c’è anche Azouz. E poi ancora: «Noi la roba ce l’abbiamo buona». Arrivano da tutto l’erbese a prenderla la «roba buona» e anche dalla vicina provincia di Lecco.
Giovani che, grammo dopo grammo, citofonando al palazzo di via Cavour 38 a Merone, avrebbero acquistato almeno tre chili di cocaina, sei di hascisc e centinaia di dosi di eroina. La roba arriverebbe dalla Tunisia, anche se i canali di approviggionamento sono ancora tutti da capire: certo è che al gruppo le indagini contestano lo spaccio e non il traffico, con la certezza che ci fosse un altro livello a cui facevano riferimento. L’ultima cessione monitorata dalla Guardia di Finanza risale all’11 ottobre, punto di arrivo di un’indagine frutto di due filoni — uno del 2002, dove il ruolo di Azouz risulterebbe più significativo, e un secondo del 2007 — confluiti nelle stesse conclusioni.
AZOUZ, MENTRE si dichiara estraneo a questa vicenda, dice che sono fatti vecchi per i quali ha già pagato: una condanna in flagranza di reato a tre anni e mezzo per 40 grammi di cocaina che gli è costata la condizionale e con la quale si è speso l’indulto, che gli ha restituito la libertà i primi di agosto del 2006.
di PAOLA PIOPPI
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