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LA VISITA IN ITALIA

Il Dalai Lama: "Difendo l'Islam
Serve un approccio laico alle religioni"

A Milano il leader tibetano in esilio parla di pace e nonviolenza davanti a 9.000 persone al Palasharp, durante la alla conferenza pubblica: "la pace interiore", in occasione del 18 anniversario del conferimento del Premio Nobel Commenta

Milano, 9 dicembre 2007 - Il Dalai Lama è un convinto assertore della necessità di promuovere il dialogo interreligioso e si dichiara impegnato a difendere la religione islamica da chi, generalizzando, dopo l'11 settembre, l'attacca definendola "malvagia".

 

Nell'ultimo giorno della sua visita a Milano, il leader tibetano in esilio parla di pace e nonviolenza davanti a 9.000 persone al Palasharp, durante la alla conferenza pubblica: "la pace interiore", in occasione del 18 anniversario del conferimento del Premio Nobel al leader tibetano in esilio.

 


"E' profondamente sbagliato dare l'impressione, che qualcuno ha voluto diffondere dopo l'11 settembre, che il male sia dovuto all'Islam nel suo complesso, che la religione dei musulmani sia malvagia - osserva il Dalai Lama - Ma il comportamento negativo di alcune persone non può far condannare un intero popolo: è un comportamento completamente irragionevole, non si può generalizzare, è molto scorretto".

 

Al contrario, va "approfondita la conoscenza delle altre religioni: ciò non può che portare apprezzamento reciproco e quindi rispetto e infine avvicinamento". Per fare tutto ciò, però, avverte il leader tibetano in esilio, "ci vuole un approccio laico, ma laicità non significa disprezzare le religioni ma comprendere e apprezzare quanto di buono c'è in ognuna".

 


Il Dalai Lama si definisce quindi "un difensore dell'Islam: molti fratelli e sorelle musulmani mi hanno spiegato che chiunque crei spargimenti di sangue non è un vero musulmano". Affermazione ben accolte dall'ospite musulmano alla conferenza, Abd Al Wahid Pallavicini, fondatore del Coreis, Comunità religiosa islamica, che ha ringraziato il Dalai Lama per le "belle parole" sulla religione islamica: "Anche noi italiani non siamo stati riconosciuti al nostro governo. Siamo qui per testimoniare il messaggio di tutte le religioni è sempre lo stesso per tutti gli uomini e tutte le donne".

  • 09/12/2007 23:48

    E' più di un errore. E' una grande occasione persa dalla nostra politica per dimostrare che non ci si trova di fronte ad una chiusura mentale che va oltre le apparenze. E' stato anche un peccato che il sig.vescovo di Milano non sia stato presente alla conferenza pubblica. Una doppia occasione persa per le grandi istituzioni di casa Italia.
  • 10/12/2007 06:49

    Se siamo arrivati al punto di avere al parlamento una persona che dice:" se a Mosca non vogliono più la mummia di Lenin, la portiamo in Italia", non possiamo poi pretendere che portino il Dalai Lama in parlamento. Alla faccia dei diritti civili, perchè qui si parla di diritti civili dei tibetani, dei birmani, ecc. Tanto incominciamo anche noi ad avere dei doveri e non dei diritti, purtroppo.
  • 10/12/2007 10:14

    Ma il comportamento negativo di alcune persone non può far condannare un intero popolo: è un comportamento completamente irragionevole, non si può generalizzare, è molto scorretto". dire "alcune persone "mi sembra un pò riduttivo quando si muovono si muovono in massa
  • 10/12/2007 12:21

    Da questa ennesima mossa ci si rende conto sempre di più che sono solo e dico solo gli interressi economici che muovono i politici, e con il Tibet non ce ne sono e questo spiega tutto. Se ci fossero stati dei riscontri economici le cose sarebbero diverse. CHe vergogna.
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