Nairobi, 1 gennaio 2008 - Si aggrava il bilancio delle vittime delle violenze post-elettorali in Kenya, senza che si intraveda ancora una soluzione alla crisi politica quanto etnica: il numero dei morti è salito a circa 300, mentre la Croce Rossa ha reso noto che nelle regioni occidentali gli sfollati sarebbero 70mila.
L'episodio più grave della giornata è accaduto a Eldoret, dove una chiesa è stata data alle fiamme: all'interno dell'edificio sacro sarebbero morte almeno 50 persone - tra cui anche dei bambini - che vi avevano cercato rifugio. Il bilancio delle vittime - fornito da testimonianze locali - deve ancora essere confermato ufficialmente e la stessa nunziatura apostolica in Kenya sta verificando l'accaduto.
Le violenze sono alimentate dalla tradizionale rivalità tra le etnie di appartenenza del Presidente Mwai Kibaki e dello sfidante Raila Odinga, rispettivamente kikuyo e luo. L'etnia kikuyo è la più numerosa, concentrata soprattutto attorno al Monte Kenya, nella provincia centrale, dove Kibaki ha ottenuto oltre il 90% dei voti. L'etnia luo è la seconda per importanza nel paese, presente sulle rive del lago Victoria, nella zona occidentale. In questa provincia, Odinga ha avuto il 90% delle preferenze.
Rivalità ancestrali oppongono luo e kikuyo, rimaste inalterate anche negli anni successivi all'indipendenza ottenuta da Londra nel 1963. Da allora i kikuyo hanno occupato le principali cariche politiche e i più importanti incarichi economici del Paese, alimentando il risentimento delle altre etnie.
Kibaki ha oggi auspicato un incontro in tempi brevi tra i partiti politici per risolvere la crisi; Odinga, si è detto pronto al dialogo solo se il Capo dello Stato "confesserà pubblicamente di non essere stato eletto Presidente del Kenya", per poi accusare il governo di "genocidio". Oggi la missione degli osservatori elettorali dell'Unione europea ha chiesto l'avvio di un'indagine indipendente sui risultati elettorali. Secondo il capo della missione, Alexander Graf-Lambsdorff, lo spoglio dei voti "manca di credibilità".
Anche quattro dei 22 membri della Commissione elettorale keniana hanno sollecitato un'inchiesta.
Pressioni sono venute dalla comunità internazionale per una riconciliazione. Il primo ministro britannico Gordon Brown ha chiesto oggi la sospensione delle violenze e ha invitato Kibaki e Odinga "a riconciliarsi" e "a esplorare" l'idea di un governo d'unintà nazionale. Gli Stati Uniti hanno prima offerto, poi ritrattato le loro congratulazioni al Presidente Kibaki.
L'unità di crisi italiana continua a tenere sotto controllo la situazione in Kenya, che rimane "grave e rischia di degenerare", e ribadisce il suo invito a non recarsi nel paese. "La situazione è grave - ha detto il capo dell'Unità di crisi, Elisabetta Belloni - però bisogna ricordare che non ci sono state aggressioni contro cittadini stranieri. Agli italiani presenti in Kenya chiediamo di tenersi lontani dai luoghi di assembramento e di rimanere in contatto con i loro tour operator, a cui abbiamo chiesto di bloccare le nuove partenze e di garantire assistenza ai turisti presenti nel Paese in caso si rendesse necessario un rimpatrio".
Il Sottosegretario agli Esteri Bobo Craxi, raggiunto telefonicamente da Apcom nella località di Kilifi, a metà strada tra Mombasa e Malindi, ha affermato che la situazione nelle località turistiche del Kenya raggiunte da molti italiani è "calma". Le violenze scoppiate nel paese hanno interessato soprattutto Nairobi e la zona ovest del Paese: "Qui, ci sono stati tumulti in qualche villaggio vicino, con macchine bruciate, ma non sono state riportate vittime", ha detto Craxi. Il Sottosegretario ha quindi riferito di aver sentito anche amici e conoscenti presenti a Malindi, sottolineando che "non c'è allarme, solo disagi perchè scarseggiano generi alimentari e benzina, perchè le attività commerciali sono rimaste chiuse".
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