L'annullamento della visita del Papa all'Università di Roma è un'altra durissima sconfitta per lo Stato italiano, così sfasciato da essere incapace di garantire la sicurezza del capo della Chiesa cattolica persino dentro l'ateneo capitolino. Commenta
L'annullamento della visita del Papa all'Università di Roma è un'altra durissima sconfitta per lo Stato italiano, così sfasciato da essere incapace di garantire la sicurezza del capo della Chiesa cattolica persino dentro l'ateneo capitolino. Esprimiamo al Pontefice tutta la solidarietà e tutta la simpatia possibili per questa vicenda che, ancora una volta, dimostra a quali disastrosi livelli di inaffidabilità e di incapacità sia precipitata la repubblica delle banane chiamata Italia. Dopo il disastro campano, per Prodi, Amato e compagnia cantante questa è un'altra figuraccia su scala planetaria.
E meno male che l'università si chiama La Sapienza. Che dovrebbe significare anche tolleranza, oltre che conoscenza. Invece, l'incredibile contestazione contro l'annunciata visita del Papa, in programma giovedì, conferma il grado di imbarbarimento della società italiana, prigioniera di una spirale di inciviltà sempre più inquietante. Dallo scandalo dei rifiuti campani ai rigurgiti di violenza e di razzismo negli stadi, dalla criminalità dilagante al marcio di una casta politica incapace di imporre il rispetto della legge, di rinnovarsi e di rinunciare ai propri privilegi: c'è di tutto e di peggio in questo inizio 2008.
C'è, manifesta nel caso di Benedetto XVI, l'ignoranza di quelli che non sanno o non vogliono sapere o fanno finta di non sapere. Come i docenti dell'università romana firmatari dell'inverecondo appello contro Ratzinger, reo, secondo loro, di avere avallato il processo a Galileo e di averne sottoscritto la condanna. Peccato che fu proprio il successore di Wojtyla a chiedere e ottenere la revisione del caso Galileo durante il papato polacco. Peccato che nel '90, proprio all'università romana, l'allora prefetto della congregazione della dottrina delle fede Joseph Ratzinger disse esattamente il contrario (leggere l'Osservatore Romano di domani, in edicola da stasera dopo le 18, con pubblicazione integrale dell'intervento di Ratzinger).
Peccato che Benedetto XVI, già professore universitario di teologia a Frisinga, sia uno dei più illustri intellettuali cattolici del nostro tempo e sia lui a onorare l'università romana con la sua visita, non il contrario. Peccato che, nonostante ogni due per tre i campioni dell'ottusità ideologica citino Voltaire ("Non condivido ciò che dici, ma mi batterò sino alla fine perchè tu possa dirlo"), siano oscurantisti e censori. La verità è che non se ne può più delle lezioni di falsa libertà impartite da gente che non rispetta la libertà di opinione di tutti, rivendica il diritto di spiegarci come va il mondo ed è pure ignorante (nel senso etimologico del termine) delle vicende di cui si occupa, permettendosi di tappare la bocca persino al Papa.
Ma siamo diventati matti? Ma è mai possibile che, a oltre sessant'anni dal crollo del fascismo e del nazismo, per non parlare degli orrori del comunismo, ci sia ancora qualcuno che si arroga il diritto di stabilire chi debba o non debba parlare? Per risollevarsi, questo Paese ha bisogno di tutto fuorchè della spocchia ideologica e della puzza sotto il naso di vecchi baroni senza futuro.
La starlette americana sembra che abbia richiesto più volte ai suoi compagni di darle del denaro per risolvere i suoi problemi dovuti ad uno stile di vita quantomeno stravagante e dispendioso