I giudici condannano a 5 anni senza l'aggravante della collusione con la mafia il governatore della Sicilia, che viene interdetto dai pubblici uffici. Solidarietà della Cdl. L'Unione: "Se ne vada" Commenta
Palermo, 19 gennaio 2008 - La condanna c'è, ma senza l'aggravante del favoreggiamento alla mafia. Tanto basta al centrodestra per difendere a spada tratta il Governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro, invitandolo ad andare avanti alla guida della Regione. Circa duemila persone, però, sono scese in corteo per le vie di palermo chiedendo le dimissioni del governatore.
"IN CARICA FINO AL 2011 E VOGLIO RISPETTO"
«Adesso ci vuole una grande energia per far ripartire questa regione. Da parte di tutti. È vero che la mia vicenda ha inevitabilmente finito per condizionare l'Assemblea regionale e la pubblica amministrazione, ma da domani questo non ci sarà più. C'è un presidente che ha scelto di rimanere fino al 2011 e che non si farà certamente influenzare dalle chimere di chi ritiene che io debba andare al parlamento nazionale». Il presidente della Regione Siciliana, Salvatore Cuffaro, ribadisce così ancora una volta che non intende dimettersi dopo la setenza che lo ha condannato a 5 anni nel processo per le 'talpe' alla Dda.
Intervistato dal Tg web della stessa Regione, Cuffaro afferma: «Rimango qui a lavorare e lo farò con più forza, con più determinazione e sacrificandomi ancora di più perchè questa è l'unica risposta possibile a quanti, e sono migliaia e migliaia, in questi giorni e in questi anni mi sono stati vicini e mi hanno dato la forza e la fiducia per continuare. È quello i siciliani mi hanno chiesto rieleggendomi presidente della Regione ed è quello che farò». Il presidente racconta una vicenda difficile per lui: «Ho vissuto in questi anni -afferma- con il rimorso che il mio processo e la mia vicenda giudiziaria avevano creato in mia moglie, nei miei figli, nei miei genitori, nei miei amici e in tanti siciliani un grande dolore.
Sapere che a partire da oggi anche il Tribunale ha detto che non ho mai avuto a che fare con la mafia, mi aiuta e mi conforta e mi toglie questo enorme peso che mi sono dovuto portare dietro per tanto tempo. Certo -riconosce- c'è ancora una condanna che devo sopportare sulle mie spalle e un pezzo di calvario che continua ma ho la consapevolezza di non avere mai commesso neppure questi reati e sono certo che avremo modo di dimostrarlo ai giudici della Corte d'Appello. Io -conclude Cuffaro- ho avuto sempre un grande rispetto della magistratura e della giustizia ma ora chiedo che lo stesso rispetto l'abbiano anche gli altri».
LA RISPOSTA A GRASSO: SI LEGGA LA SENTENZA
"Grasso? Probabilmente il procuratore non ha letto la sentenza per intero. E' stata studiata dai miei avvocati e sostiene che non solo non è stato favorito l'intero sistema mafioso, ma neanche il singolo mafioso. Non ho motivo di non credere ai miei avvocati". Replica così Antonio Cuffaro, dai microfoni di Sky Tg24, al giudizio del procuratore nazionale Antimafia, Piero Grasso, sulla sentenza di primo grado che condanna il presidente della Regione Sicilia a cinque anni di reclusione e all'interdizione dai pubblici uffici per rivelazione di segreto d'ufficio e favoreggiamento semplice.
"Certamente cinque anni sono tanti - dice Cuffaro - nei prossimi giorni, quando avremo letto per intero le motivazioni che la Corte darà, io e i miei avvocati sosterremo le ragioni del mio comportamento. So di non aver violato alcun segreto d'ufficio perché non avevo nessun segreto e nessuna notizia da dare".
Nella lunga intervista rilasciata al canale all news il Governatore sottolinea di aver preso la decisione di presenziare alla lettura della sentenza "per rispetto nei confronti della magistratura e della Corte che mi ha giudicato" e perché, per il ruolo ricoperto, "devo dare l'esempio". "E' stato un processo che ho voluto affrontare. Avrei potuto scegliere di rimanere al Parlamento europeo o al Senato dove sono stato eletto - sottolinea - ma ho preferito rimanere a lavorare per i siciliani e affrontare il processo rispettando il lavoro dei magistrati.
Adesso - scandisce - questo rispetto lo chiedo io da parte di tutti. La sentenza dice che non ho favorito Cosa nostra ed io ero certo di non aver fatto niente per favorire la mafia perché l'ho sempre combattuta con tutte le mie forze. Spero - afferma ancora - che per onestà molti politici e politologi da questo momento comincino a prendere posizioni più chiare su questo delicatissimo tema. So quanto sia difficile lavorare per questa terra, ma è un impegno che non rinnego".
E sui giudizi negativi ricevuti per il suo operato nel corso degli anni risponde che "non riuscirei a voler male a nessuno, neanche a quelli che mi hanno sempre criticato di più e che lo stanno facendo ancora adesso. Sono fatto così".
GRASSO: "HA FAVORITO SINGOLI MAFIOSI"
"Nella sentenza l'unica cosa esclusa è stata l'aggravante di avere agevolato tutta Cosa nostra.
Rimane però il fatto, tecnicamente, con la contestazione del secondo comma dell'articolo 378 l'aggravante di avere favorito singoli personaggi associati alla mafia". Lo ha detto il procuratore nazionale Antimafia Pietro Grasso, commentando la condanna a 5 anni del presidente della Regione Siciliana, Salvatore Cuffaro, nel processo per le 'talpè alla Dda.
Per Grasso "sono acclarate le responsabilità in ordine all'avere diffuso notizie su indagini in corso a tutta una serie di soggetti e quindi di avere favorito non solo Guttadauro ma anche Aiello condannato per associazione mafiosa a 14 anni". Secondo Grasso dal comportamento di Cuffaro sarebbero stati favoriti anche "altri soggetti che non fanno parte di questo processo come Aragona, Miceli o Vincenzo Greco, condannati per associazione mafiosa. Il problema è - conclude il procuratore - che non è stato riconosciuto che Cuffaro abbia condiviso i fini di Cosa nostra o come tali il comportamento dei singoli come riferenti a Cosa nostra".
Il commissario Ue ai Media Viviane Reding: "La durata delle pubblicità di 12 minuti l'ora non viene rispettata, le televendite non sono incluse in questi 12 minuti e l'autopromozione non viene considerata pubblicità. In più le sanzioni contro chi viola le norme sono deboli"