Il premier ha ottenuto la fiducia alla Camera con 326 voti a favore e 275 contrari. La prova del fuoco, però, sarà in Senato, ma il premier potrebbe lasciare prima. Commenta
Roma, 23 gennaio 2008 - Romano Prodi incassa la fiducia alla Camera e si riserva di decidere se andare o meno domani al Senato. Al termine della seduta della Camera, che ha approvato la fiducia al governo con 326 voti a favore e 275 contrari su 601 votanti, il premier ha incontrato i ministri del Pd. Ma non è emersa alcuna decisione, sebbene oggi anche il Presidente Napolitano lo avesse invitato a valutare di limitarsi al pronunciamento della Camera sulla fiducia.
Secondo Rosy Bindi, Prodi andrà domani al Senato per chiedere la fiducia. "Abbiamo deciso di parlamentarizzare la crisi, e il Senato è forse figlio di un Dio minore?", ha detto Bindi, che ha partecipato alla riunione tra il presidente del Consiglio e i ministri del Pd.
Domani, quindi, è il giorno in cui il presidente del Consiglio dovrebbe chiedere la fiducia al Senato che dall'inizio della legislatura è stata la spada di Damocle sul suo governo e che domani dovrebbe decretarne la fine. Dovrebbe, a meno che Prodi non decida di salire al Quirinale prima e presentare le dimissioni. Il Professore potrebbe andare a palazzo Madama per "rispetto istituzionale" ma non sottoporsi alla gogna del voto.
Oppure, appunto, "arrivare fino in fondo", fino alla probabile sfiducia. I numeri di palazzo Madama, questa volta, non lasciano margini di speranza al presidente del Consiglio.
Se ieri il pallottoliere segnava un 160 pari tra maggioranza e opposizione, che comunque si sarebbe tradotto in una bocciatura del governo, oggi l'asticella del consenso del Professore è precipitata, Sulla carta Prodi può contare sul voto di 150 senatori eletti, otto meno dei 158 che la volta precedente gli hanno garantito l'autosufficienza politica. Il soccorso dei senatori a vita questa volta rischia di essere vano: se anche venissero confermati i voti a favore di sei di loro (tutti tranne Pininfarina), l'asticella salirebbe al massimo a quota 156.
Troppo pochi se si considera che i voti contrari possono oscillare tra i 161 e i 163.
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