Lametia Terme, 25 gennaio 2008 - "Vogliamo sapere di che cosa è morto nostro figlio. I medici ci hanno detto che è morto per un arresto cardiaco. Ma non possiamo accettare una simile risposta, motivo per cui vogliamo conoscere la verità fino in fondo". Lo hanno detto, tra le lacrime, i genitori di Giuseppe, il bimbo di 2 anni e mezzo morto nelle prime ore di questa mattina nell'ospedale di Lamezia terme, dove era stato trasferito dal nosocomio di Vibo Valentia.
"Non riesco a capire - aggiunge la madre - come si possa morire per delle placche alla gola. Giuseppe fino a mezzanotte giocava con me e gli altri bimbi. Poi si è sentito male. Ho chiamato i medici e da quel momento non mi hanno detto più niente, non ho saputo niente, eccetto che era morto".
Giuseppe, primo ed unico figlio della coppia, era nato a Triparni, piccola frazione di Vibo Valentia il 20 luglio del 2006. La procura della Repubblica di Lamezia Terme ha aperto una inchiesta sulla vicenda. Domani sarà eseguita l'autopsia.
Sul decesso del piccolo l'ufficio stampa dell'Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro ha diffuso una nota.
«Nella mattinata del 24 gennaio il piccolo S.G., di due anni e mezzo - si legge - era stato sottoposto a visita pediatrica di famiglia con diagnosi di faringe leggermente arrossata. Durante la giornata, secondo quanto riferito, avrebbe accusato brevissima convulsione con febbre. Il Pronto Soccorso dell'Ospedale di Vibo Valentia, nel tardo pomeriggio, confermava la diagnosi del pediatra di famiglia e, per la riferita e pregressa breve convulsione febbrile, indicava ai genitori la disponibilità del ricovero nell'Unità Operativa di Pediatria dell'Ospedale lamentino.
Alle ore 19,50 il piccolo paziente è stato trasportato dai genitori e con mezzi propri al Pronto Soccorso dell'Ospedale di Lamezia Terme. La diagnosi effettuata dalla struttura di emergenza confermava le precedenti valutazioni per cui veniva richiesto il ricovero».
«Condotto immediatamente nel reparto - prosegue la nota dell'azienda sanitaria - il pediatra di turno sottoponeva a visita il piccolo riscontrando, all'esame obiettivo, una faringe lievemente arrossata a fronte di condizioni generali buone. Contemporaneamente, venivano richiesti gli esami di rito e prescritta la terapia antipiretica come da linee guida. Le condizioni del piccolo, che giocava con gli altri degenti, non destavano in alcun modo preoccupazione. A mezzanotte, a seguito di un accertato rialzo febbrile, è stato somministrato paracetamolo con conseguente ed immediato sfebbramento e ripresa della normale vivacità».
«Dopo circa due ore, il piccolo mostrava una grave insufficienza respiratoria - si aggiunge ancora - Tempestivamente venivano prestate le cure intensive dal personale medico ed infermieristico e contemporaneamente allertati cardiologo e rianimatore di turno i quali, nonostante le necessarie, protratte manovre e terapie rianimatorie, alle ore 3,30 constatavano l'extus. Il direttore dell'unità operativa di pediatria dell'ospedale ha fatto, quindi, richiesta di riscontro diagnostico autoptico».
La dichiarazione d’amore più bella? Tre donne su cinque non hanno dubbi: l’hanno ricevuta in macchina. Un'indagine rivela che l'automobile si piazza al primo posto dei momenti romantici, distanziati ristorante e panchina del parco