CLEMENTE Mastella deve avere molto gioito. Fisicamente assente, il suo spirito era certamente in quell’aula severa, solenne e grigia del «Palazzaccio» romano, dove le sue recenti polemiche sul rapporto politica-magistratura hanno trovato echi. Le cifre del disastro della giustizia sono sempre quelle, ogni anno più gravi e fonte di dotte analisi e (ipocriti) allarmi. Ma le parole, stavolta, disegnano un cambiamento d’umore nel rapporto tra politica e magistratura, ma anche all’interno della stessa magistratura. Perché le parole del ministro ad interim della Giustizia, Romano Prodi, coincidono con quelle del Primo Presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone.
E se la politica viene bacchettata, la magistratura è stata bastonata. E nel dire quello che i magistrati non dovrebbero fare, appare implicito che spesso lo fanno. Centrale questa affermazione di Carbone: «La giustizia non costituisce un sistema a sè stante, astratto e autosufficiente», e dunque il magistrato deve valutare se una iniziativa giudiziaria può assumere rilevanza sull’«intero sistema sociale ed economico».
VALE PER una indagine su un importante politico, come su un protagonista del mondo imprenditoriale. La torre d’avorio del giudice è crollata da un pezzo. Non significa non indagare, significa un di più di prudenza. Ricreando attorno al processo un clima di «rispetto, riservatezza e decoro». Lontano dal «fragore dei media». Non s’era mai sentito un ministro di Giustizia usare espressioni come «eversione» e insistere sul principio del giudice soggetto solo alla legge. Evitando che sia applicata ai nemici e interpretata per gli amici o usata come un elastico: «Non esistono quasi reati». Recuperando il valore della prudenza perchè la magistratura «maneggia armi» capaci di produrre «danni irreparabili ai cittadini». La magistratura è un «potere», ma dev’essere un «potere disinteressato». E la politica? Ricordi che l’investitura popolare non autorizza la trasgressione della legge e che nessuna ragione politica giustifica la violazione della legge. E qui forse pensa a Mastella, che infatti non ringrazia. Considerazioni addirittura ovvie, ma anche drammaticamente reali. Ci possiamo redimere. Macchè, domani, si ricomincia.
di Pierluigi Visci
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