Pakistan, 28 gennaio 2008 - Sono stati tutti rilasciati gli ostaggi trattenuti per ore da un commando di uomini armati rigugiatosi in una scuola del villaggio di Wali Dar, regione del Pakistan nordoccidentale attigua al Nord Waziristan considerata una roccaforte di Al Qaida e talebani. E a liberazione avvenuta arriva una parola che sembra definitiva sul loro numero: erano 25 studenti e 7 insegnanti, chiarisce il comandante della polizia locale Hamza Mehsud. Trentadue in tutto, anche se il Ministero dell'Interno pachistano aveva parlato di "200-250 ostaggi".
A risolvere la crisi è stato l'intervento dei mediatori inviati dai capi tribali del posto. Il commando, che si era barricato nell'edificio scolastico per sfuggire alla polizia dopo aver rapito (e rilasciato, in seguito a una sparatoria nel quale uno degli otto membri della banda è rimasto ucciso) un funzionario governativo, aveva posto come condizione per liberare gli ostaggi un salvacondotto. Ma ha poi deciso di consegnarsi ai rappresenanti tribali, con il beneplacito del Governo che ha ordinato alla polizia di togliere l'assedio all'edificio.
Il portavoce del Ministero dell'Interno non entra nei dettagli ma lascia intendere che la sorte dei 7 uomini del commando è affidata solo alla jirga, il parlamentino delle tribù: "L'amministrazione vorrebbe occuparsi dei criminali, ma ci sono alcune tradizioni di cui dobbiamo tenere conto".
Criminali. E' la definizione usata anche da Pervez Musharraf: "Questi criminali sono entrati nella scuola solo per caso, tutto si è risolto pacificamente", ha commentato il Presidente da Londra, al termine del colloquio con il primo ministro britannico Gordon Brown. Inizialmente il Governo pachistano aveva preferito il termine "terroristi". Un cambiamento di linguaggio che non appare casuale alla luce dell'evoluzione degli eventi.
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