Il difensore: "I loro gesti d'affetto giustificati dalla felicità di vedersi: sono profondamente innamorati". Rosa: "Non siamo mostri"
Como, 31 gennaio 2008 - Secondo il loro avvocato, Olindo Romano e Rosa Bazzi, imputati per la strage di Erba, ieri si sono sentiti come "animali in gabbia con tutti quei fotografi", ma oggi hanno comunque acconsentito in modo esplicito, su richiesta del presidente della Corte, a essere sottoposti agli obiettivi fotografici.
Secondo l'avvocato difensore, Enzo Pacia, i loro gesti reciproci di affetto sono giustificati dalla felicità "per aver passato finalmente nove ore insieme. Si amano profondamente, dell'amore coniugale più pieno e quindi per loro questi momenti son preziosi".
"Parlano di noi come mostri ma non lo siamo", avrebbe inoltre riferito Rosa all'avvocato. "In carcere stiamo bene, mi sveglio tardi" sono infine le parole attribuite dall'avvocato a Olindo.
SEMPRE ABBRACCIATI
Affettuosamente abbracciati per tutta l'udienza. Lui con il braccio destro attorno alle spalle di lei che indossa un golfino in lana azzurra con cerniera sul davanti e un ricamo a treccia sul dietro, mentre il marito indossa lo stesso pullover di colore marrone di ieri. Hanno seguito parola per parola quello che i primi testimoni hanno raccontato davanti ai giudici.
Non si sono lasciati sfuggire nulla di quanto dicevano i loro vicini di casa per ricostruire i concitati momenti che seguirono quelli che essi pensavano inizialmente essere un incendio, seppure di consistenti dimensioni, dovuto al più classico dei pentolini dimenticati sul fornello. Impassibili Olindo Romano e Angela Rossa Bazzi.
Non un battito di ciglia mentre Glauco Bartesaghi, volontario dei pompieri, descriveva cosa vide quando salì le scale del cosiddetto 'palazzo del ghiacciò. Non un battito di ciglia, un gesto, una smorfia, quando Bartesaghi ha descritto in quali condizioni erano Mario Frigerio, Raffaella Castagna e Valeria Cherubini.
Solo quando è finita la deposizione del vicino, la prima del pomeriggio, i due coniugi si sono affettuosamente stretti la mano, come avevano fatto ieri.
Hanno 'confabulatò per una decina di minuti, in pratica per tutta la pausa disposta alle 16 dal presidente della corte, Alessandro Bianchi. Cosa si siano detti non è possibile sapere. Sicuramente, per qualche istante, qualcosa che li ha 'divertitì. Sulle labbra di Olindo è, improvvisamente, comparso un ampio sorriso, quasi uno sghignazzo.
Impossibile osservare l'espressione di Rosetta che in quel momento aveva il volto rivolto verso il coniuge dando le spalle ai banchi dove siedono avvocati, parti civili, il pm Massimo Astori convinto di poter dimostrare che «su quei cadaveri c'è la firma degli assassini». Firma che, secondo la procura lariana, è di Olly e Rosetta: sul braccio del piccolo Youssuf vi sarebbero, infatti, impronte digitali del netturbino. Il bimbo fu sgozzato da persona mancina, proprio come la 'nanerottolà, così definita in una delle lettere minatorie a lei recapitate con dentro due proiettili nei mesi scorsi.
IL RACCONTO DI UN TESTIMONE
Vittorio Ballabio, uno degli abitanti della corte di via Diaz a Erba, dove avvenne la strage dell'11 dicembre 2006, e tra i primi a vedere il luogo del delitto, ha detto in aula di avere visto Mario Frigerio, unico sopravvissuto, con il volto coperto da "una maschera di sangue".
Secondo la testimonianza di Ballabio, arrivato nei pressi dell'abitazione di Raffaella Castagna pochi minuti dopo le 20.20, la porta dell'appartamento era semiaperta e all'interno si intravedeva un corpo, quello di Raffaella Castagna. Quello che lo ha subito colpito era però Frigerio, che ha subito tentato di sostenere a parole, e che gli ha risposto con una frase sussurrata con un filo di voce e un dito alzato: "Mia moglie è di sopra".
Il testimone ha poi descritto il corpo di Raffaella, caratterizzato dalla presenza di tratti di carne nera, bruciata.
Successivamente Ballabio ha raccontato di aver tentato di salire al piano superiore, dove abitava Frigerio con la moglie Valeria Cherubini, ma di essere stato bloccato da un "muro di fumo denso". Solo a quel punto ha detto di aver sentito una voce, da lui attribuita alla Cherubini, che gridava "aiuto, aiuto".
Secondo un calcolo approssimativo riportato dallo stesso Ballabio, i due imputati al momento del suo intervento non erano in casa perché la loro auto non era presente nella corte, e sarebbero rientrati intorno alle 22,30.
SI' ALLE FOTO
Rosa Bazzi e Olindo Romano hanno espressamente acconsentito con un "sì" a farsi fotografare nella gabbia del Tribunale di Como dove sono rinchiusi, sempre mano nella mano, nella seconda udienza del processo a loro carico per la strage di Erba.
A differenza di ieri fotografi e operatori Tv sono stati fatti entrare in aula ma non sono stati fatti avvicinare alla gabbia. Con l'inizio della testimonianza del primo testimone, la vicina di casa Monica Mengacci, Azouz Marzouk, marito e padre di due delle vittime, è stato condotto fuori dall'aula da dove è uscito sbuffando.
I GIUDICI IN CAMERA DI CONSIGLIO
I giudici che dovranno decidere sugli imputati del processo di Erba, Olindo Romano e Rosa Bazzi, sono in camera di consiglio da un'ora per discutere sulle ammissioni di prova chieste ieri da difesa e accusa. Decisioni che daranno inizio alla seconda udienza sul quadruplice omicidio dell'11 dicembre 2006.
Al vaglio della corte la possibilità di ammettere come testimone l'avvocato Manuel Gabrielli che rappresenta Mario Frigerio, unico sopravvissuto della strage. All'esame dei giudici anche le macchie di sangue trovate nell'auto dei coniugi Romano che proverebbero la loro colpevolezza.
È già in aula la famiglia Castagna mentre è atteso l'arrivo di Azouz Marzouk, che nella strage ha perso la moglie Raffaele Castagna, il figlio di due anni e la suocera Paola Galli. Attesa anche la presenza dei due imputati che prenderanno posto in una delle due celle dell'aula al piano terra del Tribunale di Como.
Dopo le ammissioni sulle fonti di prova da ammettere nel dibattimento, sarà la volta dei primi sei testimoni dell'accusa. A raccontare la sera della strage saranno per primi quattro vicini di casa di vittime e presunti assassini, poi interverrà uno dei vigili del fuoco, tra i primi soccorritori, e un medico del 118 che trovò i quattro corpi delle vittime e soccorse l'unico sopravvissuto e testimone oculare del quadruplice omicidio.
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