Roma, 1 febbraio 2008 - Basta con i processi trasferiti dalle aule di giustizia agli studi televisivi, che siano Rai o Mediaset o di altre emittenti. Il monito arriva, perentorio, dall'Autorità garante delle comunicazioni con un atto di indirizzo approvato ieri e che mira a mettere ordine sulla materia, coinvolgendo direttamente anche gli operatori dell'informazione attraverso un tavolo di confronto da cui far scaturire un'autoregolamentazione.
Se l'atto di indirizzo non dovesse rivelarsi sufficiente, allora la strada diverrebbe quella delle sanzioni inflitte dall'Agcom alle emittenti.
A darne l'annuncio è stato, in conferenza stampa appositamente convocata, Corrado Calabrò, presidente dell'Authority, il quale ha sottolineato che l'atto di indirizzo sui processi in tv risponde anche al recentissimo monito venuto dal primo presidente della Corte di Cassazione, Vincenzo Carbone, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario.
"Non è ammissibile - ha detto Calabrò - che il ruolo di giudici, il ruolo dell'accusa e quello della difesa, come pure quello dei testimoni, venga svolto da giornalisti, soggetti estranei al processo, addirittura figuranti come nelle docu-fiction che finiscono con l'ingannare il pubblico". Nessun limite, ha detto ancora Calabrò, alla libertà di informazione, "ma l'informazione non può assumere i caratteri di una gogna mediatica, di una spettacolarizzazione ispirata più dall'amore dell'audience che dall'amore della verità".
Il Garante ha anche formulato un richiamo alla Rai per il programma 'Annozerò di Michele Santoro su Raidue. Il richiamo è scattato in seguito ad esposti ricevuti dall'Agcom riferiti alle puntate del 4 ottobre e del 6 e 20 dicembre scorsi: la prima relativa alla vicenda Mastella-De Magistris; la seconda alla presenza in studio del solo ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni e la terza relativa alla vicenda D'Alema-Forleo e all'intercettazione che ha riguardato Silvio Berlusconi e il direttore di Rai Fiction, Agostino Saccà.
In tutti e tre i casi le puntate sono risultate non in linea - dice l'Agcom - con i criteri fissati nell'atto di indirizzo della commissione parlamentare di Vigilanza Rai.
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