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CALCIO E VIOLENZA

Un anno fa l'omicidio dell'ispettore capo Raciti

E' la sera del 2 febbraio 2007 e al Massimino si gioca Catania-Palermo. Nei pressi dello stadio, come sempre prima di un derby, centinaia di agenti. Tra loro c'e' anche l'ispettore capo di polizia che morirà in ospedale per essere stato colpito violentemente all'addome

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filippo raciti Roma, 1 febbraio 2008  - Filippo Raciti non c'e' piu'. Se n'e' andato esattamente un anno fa, ucciso dalla violenza e dalla stupidita' di un mondo, quello degli ultras, sempre piu' marcio e malato. E' la sera del 2 febbraio 2007 e al Massimino si gioca Catania-Palermo. Nei pressi dello stadio, come sempre prima di un derby, centinaia di agenti. Tra loro c'e' anche l'ispettore capo di polizia Raciti, che nel pomeriggio saluta la moglie con una frase banale, di tutti i giorni: "Ciao, ci vediamo piu' tardi".


Raciti, 40 anni, a casa non torna. Muore in ospedale per essere stato colpito violentemente all'addome con un sottolavandino nel corso degli incidenti che si verificano subito dopo la partita.

Per la sua morte sono indagati Antonino Speziale, all'epoca dei fatti minorenne, e un maggiorenne di cui non si conosce il nome: la ricostruzione dei fatti e' comunque tutt'altro che univoca, e la difesa degli indagati ha sostenuto che Raciti sarebbe stato investito da un'auto della polizia in retromarcia. E' passato esattamente un anno da quel 2 febbraio maledetto, e Marisa Grasso, la vedova di Raciti, usa ancora il telefonino del marito:

 

"Perche' Filippo deve essere vivo. Per me e per gli altri. Per la festa del papa', Fabiana gli ha anche mandato un sms". Fabiana, 15 anni, e' la figlia maggiore. Il piu' piccolo si chiama Alessio, ha 9 anni e il giorno del funerale ha scortato la bara del padre indossando la divisa della polizia. Con tanto di gradi e cappello. Enormi.

 

Un'immagine struggente, che doveva far riflettere e che invece non e' servita a molto. Perche' la Figc, guidata dal commissario straordinario Luca Pancalli, ferma tutti i campionati per una giornata, come non aveva fatto (Calabria a parte) per la morte di un dirigente di una squadra dilettantistica, Ermanno Licursi, deceduto il 27 gennaio 2007 dopo essere stato picchiato su un campo di Terza categoria a Luzzi, in provincia di Cosenza.

 

La Figc per Raciti annulla gli impegni della Nazionale, che la settimana successiva avrebbe dovuto giocare un'amichevole con la Romania. Poi, pero', il carrozzone del calcio si e' rimesso in movimento. Con qualche novita'. Perche' il giro di vite annunciato dal Governo ("Servono decisioni immediate e drastiche", disse il ministro per per le Politiche giovanili e le Attivita' sportive, Giovanna Melandri, subito dopo la morte di Raciti), e' stato tradotto in un decreto, varato dal consiglio dei Ministri cinque giorni dopo i fatti di Catania.

 

E cosi' l'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive del Viminale ha subito imposto alle societa', o ai comuni che gestiscono gli stadi, di apportare modifiche agli impianti. Con la costituzione di zone di pre-filtraggio, di tornelli agli ingressi dei vari settori e di sistemi di videosorveglianza. Per evitare contatti tra le tifoserie e rendere piu' sicure le aree attorno agli stadi. Lavori lunghi e dispendiosi, che hanno costretto parecchi club a giocare piu' di qualche partita a porte chiuse o con accesso consentito solo agli abbonati (in serie A, tra gli altri, Ascoli, Catania, Livorno e Empoli). Ma non e' tutto.

 

Perche' da quel 2 febbraio 2007 ogni settimana, nel corso di una riunione tecnica, l'Osservatorio decide sistematicamente se consentire o meno le trasferte alle tifoserie ritenute piu' pericolose. Un provvedimento poco apprezzato dagli ultras, dallo scorso febbraio fermati piu' di cinquanta volte. Trasferte bloccate, quindi, che pero' solo in parte hanno impedito il dilagare della violenza.

 

La morte di Gabriele Sandri, il tifoso biancoceleste ucciso da un agente in una stazione di servizio sulla A1, ha poco a che vedere col calcio, ma le violenze che scaturirono poche ore dopo quella tragica morte, decisamente si'. Quella domenica- era l'11 novembre 2007- a Bergamo successe di tutto. E Atalanta-Milan venne sospesa per un tentativo di invasione di campo da parte dei tifosi nerazzurri.

 

A Milano, invece, Inter-Lazio non comincio' neppure. Come nella capitale il posticipo Roma-Cagliari, gara rinviata perche' gli ultras giallorossi misero una parte di Roma a ferro e fuoco. Un serata di delirio puro, culminata con l'assalto da parte di un gruppo di tifosi a una caserma di polizia. Un assalto ai colleghi di Filippo Raciti, che domani a Catania scopriranno una scultura allo stadio Massimino, in onore dell'ispettore capo che e' gia' medaglia d'oro al valor civile alla memoria e al quale e' stata intitolata una sala del Senato.

 

Il capo della polizia, Antonio Manganelli, dopo aver partecipato alla cerimonia per la scultura, rendera' anche omaggio alla tomba dell'ispettore, ad Acireale, mentre allo stadio Massimino ci sara' una manifestazione di calcio giovanile; in serata e' previsto anche un concerto. E' passato un anno, ma il mondo del calcio deve crescere ancora molto. 

 

LE PAROLE DEI PROTAGONISTI 365 GIORNI DI CELEBRAZIONI, OVVIETA' E POLEMICHE.


Calcio e violenza hanno riempito di chiacchiere un anno intero. E' passato gia' un anno dalla tragica morte dell'ispettore Raciti a Catania. Trecentosessantacinque giorni di parole sulla violenza, di parole violente anche. E di altra violenza. Nonostante il decreto antiviolenza e i divieti distribuiti dall'Osservatorio il teppismo non si e' fermato. E nemmeno le parole.

Ecco quelle dei protagonisti:

 

ABETE CONTRO I NEMICI DELLO SPORT

"Noi vorremmo sempre tutti i tifosi negli stadi, ma c'e' la valutazione dei rischi per ogni singola situazione e le istituzioni decidono in base alle direttive cui bisogna attenersi. C'e' una struttura organizzata di tifosi che viene allo stadio solo per picchiarsi. Ma non sono situazioni ricollegabili al calcio. Sono nemici dello sport quelli".

 

MATARRESE: NON BISOGNA TIRARE TROPPO LA CORDA

"Una volta erano solo i club a gestire il calcio, adesso in parte sono i prefetti a stabilire certe cose. Ai presidenti che vengono da me a lamentarsi dico che arrendersi non porta a nulla. Il governo ci deve dare atto del nostro sforzo e il passato periodo di mortificazione deve servire a cambiare l'immagine dei presidenti fin qui considerati un po' arroganti. Attenzione, pero', a non tirare troppo la corda".

CAPI DEI TIFOSI NEL MIRINO DI FERLIZZI

"E' vero che c'e' un clima diverso, che l'emergenza e' superata, ma esistono ancora partite a rischio elevato che non si possono giocare di sera. Stiamo facendo un identikit dei leader delle tifoserie, vogliamo conoscere a fondo e bene chi le guida, chi esercita sui tifosi un certo fascino".

MELANDRI: ISOLARE I VIOLENTI E STADI PIU' SICURI

"La conversione in legge del decreto che contrasta la violenza negli stadi era un atto dovuto per le famiglie delle vittime della violenza, Raciti e Licursi. Ma era un atto dovuto anche per far voltar pagina al calcio italiano. Il governo e' determinato a raggiungere l'obiettivo di isolare i violenti, di mettere in sicurezza gli stadi italiani, di trasformarli e aprirli alla passione sportiva degli italiani".

PANCALLI: NEL CALCIO LA VIOLENZA E' ORGANIZZATA

"La violenza non e' legata allo stadio ma al calcio, ma e' anche vero che la violenza del calcio e' organizzata. Ci sono persone travestite da ultras che cercano di esplicitare nello stadio qualcosa che non ha nulla a che fare con lo sport. Dopo quello che e' successo a Catania, vivo ogni domenica con apprensione perche' quei fatti mi hanno segnato e vivo con il terrore che possa succedere nuovamente cio' che e' accaduto".

AMATO E IL MODELLO INGLESE

"Apprezzo il modello inglese. Anche noi stiamo andando in questa direzione. Il deterrente maggiore e' la giustizia rispetto ai reati sportivi: un conto e' essere arrestati, un conto e' subire il Daspo. Il ruolo dello steward diventera' fondamentale nel tempo per la deterrenza all'interno dello stadio e rendera' superflua la presenza della polizia negli impianti".

VEDOVA RACITI E IL CATANIA: CHE POLEMICA

In occasione di Catania-Palermo del 2 dicembre 2007 la vedova Raciti, Marisa Grasso critica la decisione dell'Osservatorio di vietare la trasferta alla tifoseria del Palermo: "Mi sarebbe piaciuta una cerimonia per intitolare lo stadio a mio marito, con gli spalti aperti a tutte e due le tifoserie, per dare un segno di civilta'. Ma visto che lo stadio non e' stato intitolato a Filippo Raciti, era meglio chiuderlo del tutto. Io domenica non ci andro', perche' non vedo onorata la memoria di mio marito".


L'amministratore delegato del Catania, Pietro Lo Monaco, accende la polemica: "Mi sembra che la signora Marisa Grasso sia troppo presenzialista. Farebbe bene a parlare di meno. Non la capisco.
Se il Viminale ha deciso di far disputare la gara a porte aperte, e' perche' i tifosi del Catania hanno dimostrato di essere rispettosi delle regole".

 

 

PANCALLI: "SDEGNO E RABBIA" "DA ALLORA PERO' E' INIZIATO UN PERCORSO VIRTUOSO".

"Grande tristezza e impotenza per quello che stava avvenendo a Catania. Poi, alla notizia della morte dell'ispettore Raciti ho provato sdegno e rabbia". A un anno di distanza Luca Pancalli, che il 2 febbraio del 2007 era commissario straordinario della Federcalcio, ha ricordato cosi' ai microfoni di Radio R101 gli incidenti in occasione del derby Catania-Palermo che costarono la vita all'ispettore capo di polizia Filippo Raciti.

"Il percorso intrapreso dal decreto Amato- ha detto Pancalli, vicepresidente del Coni e presidente del Comitato italiano paralimpico- ha dato il via a un processo virtuoso che ha portato a dei risultati. Secondo i dati del Viminale abbiamo assistito a un numero inferiore di incidenti con tutte le conseguenze del caso: meno feriti tra tifosi e forze dell'ordine per esempio". "E' un processo pero' molto lento perche' la violenza non si combatte solamente perseguendo queste strade. Bisogna considerare che ormai ci troviamo di fronte a un tifo violento che ha molto poco a vedere con il sistema calcio".

Questo pero' per Pancalli non e' un alibi: "Le societa' e il mondo dello sport cosa possono fare di piu' oltre a quello che gia' non fanno? Ci troviamo di fronte a un fenomeno che riguarda il calcio solo perche' ha scelto quel mondo come palcoscenico della propria violenza". "Ci sono tante piccole cose che messe assieme possono aiutare un sistema di normalizzazione. La carta del tifoso e' solo un esempio ma lo e' anche la norma che ha istituito il tanto discusso terzo tempo, che va verso la diffusione di un processo di tipo culturale e ad educare alla sconfitta. Importante sara' anche ripensare a degli stadi che possano consentire la smilitarizzazione degli stessi."

 

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