Bologna, 2 febbraio 2008 - LO SAPPIAMO tutti, Marini è molto orgoglioso del proprio passato nel Corpo degli Alpini. E’ quindi abituato alle arrampicate difficili, ma la scalata che sta affrontando in questi giorni è quasi proibitiva, peggio della salita in cima al K2. Anche se scioglierà i dubbi solo la settimana prossima, il presidente incaricato si è fatto un’idea della situazione nonostante le parole di speranza per la sua missione che ha lanciato pure ieri: in queste condizioni, come si dice a Roma, non c’è trippa per gatti. Ovverossia, la possibilità di varare una riforma elettorale decente e condivisa da tutti prima da giugno, si è ormai ridotta al lumicino tanto più che anche Casini, pur riconfermando la sua disponibilità a un governo istituzionale ha posto la condizione che i renitenti al governo di transizione, si facciano convincere.
Come dire: la conquista del K2, appunto. E’ quindi sempre più probabile che si vada subito alle elezioni ad aprile e, proprio per questo, anche Marini cerca di addossare le responsabiltà di questa scelta ormai inevitabile solo sulle spalle del Cavaliere. Questo rigirare il dito nella piaga non mi pare molto corretto perché i cittadini, vale a dire tutti coloro che non hanno interessi politici o corporativi da difendere, si sono ormai resi conto di un fatto: varare in fretta una riforma elettorale - che, comunque, non è una priorità del Paese come ammette persino la Bonino - sarebbe un brutto pasticcio.
Chi può credere alle parole di un D’Alema che vuole evitare lo slittamento del referendum elettorale (ma, fino al giorno prima, non gliene importava un baffo) solo per non far sciogliere subito le Camere? Proprio per rispondere a tali accuse, Berlusconi ha una sola strada percorribile: restare fermo sulle sue posizioni, ma assicurare, nel contempo, che, in caso di vittoria, farà di tutto per coinvolgere il centrosinistra nella gestione delle emergenze, compresa una vera riforma elettorale. Dovrebbe inoltre annunciare, già prima del voto, la sua squadra di governo.
Un governo snello, di dodici ministri, in cui ci sarà spazio anche per personalità bipartisan. Non solo: dovrebbe evitare la corsa alle poltrone come è avvenuto nel 2006 da parte del centrosinistra. Perché non riproporre proprio Marini alla presidenza del Senato? Sarebbe una scelta intelligente anche perché lo stesso Marini era stato indicato dalla Cdl nella corsa al Quirinale. L’importante è evitare ulteriori papocchi: se il lupo marsicano dovesse davvero rinunciare, sarebbe una perdita di tempo ricominciare da capo, magari con Amato. Non possiamo più consentirci balletti inutili o manovre strane.
di Giancarlo Mazzuca
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