Milano, 3 febbraio 2008 - "Se il neonato è vitale, il codice deontologico impone ai medici di intervenire, perché il neonato acquisisce un suo diritto autonomo. Mi auguro però che nessuno voglia usare ideologicamente queste questioni, ora più che mai occorre il dialogo e tenere vivo il principio di laicità". Per il ministro delle Pari Opportunità Barbara Pollastrini, il documento dei ginecologi delle università romane che sostiene l'opportunità di rianimare il feto dopo un aborto terapeutico anche contro la volontà della madre necessita di una discussione seria. "Teniamo distinto - precisa però il ministro - l'argomento dell'autonomia e della responsabilità della donna sull'interruzione volontaria di gravidanza, che deve essere pienamente rispettato".
Il ministro Pollastrini pone però delle premesse al dibattito sulle prese di posizione dei medici romani: "Primo punto: l'amore per la vita appartiene a tutti, non è di una parte. Il secondo è che l'autodeterminazione della donna non si tocca, come dice la 194, una legge lungimirante e saggia. Terzo, è evidente che si fanno i conti con l'avanzare della medicina".
In occasione della giornata della vita promossa dai vescovi italiani, che si celebra oggi, il ministro Pollastrini lancia una provocazione: "Perché non c'è amore per la vita quando si tratta di rendere migliore la legge sulla fecondazione assistita? Perché non c'è amore per la persona quando si tratta di trovare una mediazione sul testamento biologico? Perché non c'è lo stesso amore per la vita cercando in tutti i modi di realizzare una vera prevenzione del dramma dell'aborto e cioè puntando all'educazione sessuale, allargando l'uso dei preservativi?".
Il ministro, comunque, si augura che lo scontro tra laici e cattolici non si inasprisca quando inizierà la campagna elettorale. "Stop agli usi ideologici di questi temi", ha detto Barbara Pollastrini. "Parliamo della prevenzione, della dignità femminile, del fatto che nessuna donna dovrebbe essere messa nelle condizioni di abortire".
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