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IL COMMENTO

Aborto, ma la ricerca da sola non risolve

 

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Alessandro Maggiolini IL PROBLEMA della nascita dei bimbi era di una semplicità sconcertante in passato: il concepito attendeva nel grembo della madre i nove mesi stabiliti dalla natura e poi veniva alla luce tra la gioia dei parenti o la quasi disperazione di chi si trovava di fronte a un bimbo gravemente malato. Se nasceva prematuro, ci si affidava allo svolgimento delle dinamiche naturali della evoluzione della vita.

 

Tra tante revisioni che i progressi scientifici e tecnici costringono ad accettare, occorre tener conto anche di alcune scoperte che, in questi giorni, centri di studi neonatale hanno messo in campo suscitando discussioni non indifferenti.

 

Tra i vari scienziati alcuni sostengono la possibilità assistenziale e diagnostica dell’ostetricia almeno dopo la 23esima settimana di gravidanza, con dati statistici. Ciò significa che per il neonato vi è la possibilità di presentarsi alla luce come vitale, e in quanto tale può e deve essere rianimato. Tali interventi in vista del prolungamento della vita vanno attuati anche nel caso di opposizione della madre in quanto «prevale l’interesse del nascituro».

 

IN TEORIA la questione può essere semplificata anche oltre misura: basta stabilire se un nascituro potrà vivere autonomamente, o è votato inesorabilmente alla morte. Nel primo caso si dovrà intervenire per salvare la vita del bimbo; nel secondo caso, si potrà lasciare che questa esistenza non riesca a superare le difficoltà che incontra.
Detto così, il problema può sembrare perfino banale. Ma non lo è, perché occorre raggiungere la certezza che la vita del nascituro continuerà e crescerà, oppure si spegnerà. E questo dilemma è tutt’altro che agevole da sciogliere. La soluzione del poter astenersi dall’intervenire per una terapia intensiva neonatale, o per giustificare la sospensione della stessa, o per intervenire con terapie adeguate, dipende dalla risposta a questo interrogativo, che riguarda il futuro, e di cui non si ha ancora risposta sicura, almeno per quanto concerne una gravità che potrebbe segnare l’esistenza stessa del bimbo.

di Alessandro Maggiolini

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