Chi ci ha dato dei visionari. Chi ci ha accusato di scrivere da superficiali. Chi ci ha pure tacciato di essere catastrofisti perché dipingevamo fantasmi dove non c'erano. Le collezioni d'archivio del nostro giornale stanno invece lì a dimostrare che ci avevamo preso.
A questo punto, non ci sembra però il caso di autocompiacerci scrivendo quanto siamo stati bravi nell’azzeccare i pronostici della caduta di Prodi in gennaio e delle elezioni anticipate, essendo assolutamente utopistico il progetto di Veltroni di varare una seria riforma elettorale in tre mesi. Non c’è niente da rallegrarci perché il precipitare degli eventi dimostra quanto sia invece grave la situazione del Paese.
E le nostre preoccupazioni dovrebbero essere di tutti i partiti, a cominciare dal centrodestra che vedo piuttosto euforico. Posso anche comprendere la soddisfazione di quelli della Cdl per essere riusciti a scalzare il Professore in meno di due anni, ma ora sono loro che rischiano di avere la bicicletta: invece di pedalare subito e meglio di Prodi per tentare di risalire la china, li vedo cinguettare o beccarsi a vicenda secondo quel cliché che, purtroppo, è stato un copione fisso per tutto il tempo in cui il premier uscente ha occupato Palazzo Chigi.
Vedo grandi manovre al Centro, con uscite ed entrate nell’Udc di Casini (l’ultimo forfait è di ieri: Giovanardi) e con sganciamenti improvvisi da Mastella che fino a ieri era corteggiato come Wanda Osiris mentre oggi viene considerato quasi un appestato da coloro che dovrebbero invece stendergli tappeti rossi per avere reso possibile quel ribaltone da tutti auspicato.
Mi sarei aspettato, ancor prima del previsto scioglimento delle Camere, che il centrodestra si fosse messo a ragionare in conclave sul programma e sul modo di affrontare concretamente le emergenze, dalla pressione fiscale al problema sicurezza.
Stavolta ha ragione la Brambilla che propone una specie di manifesto agli italiani firmato non solo da Berlusconi come nel 2001, bensì da tutti i leader della Cdl: Michela sarà anche velleitaria come l’accusano tanti politici navigati, ma, in queste acque (e non è un caso che la chiamiamo la rossa salmonata), dimostra di saperci sguazzare. La legge elettorale, brutta finché si vuole, non deve insomma diventare un alibi per nessuno.
Per gli italiani, che dovranno dimostrare di essere migliori del Porcellum, cercando comunque di dare al Paese una maggioranza stabile soprattutto al Senato. E per tutti i politici che non possono più giocare a rimpiattino a dispetto degli italiani.
DI GIANCARLO MAZZUCA
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