SCATTA l’ora delle rivincite. Forse. Giuseppe Gazzoni l’aspetta da tre anni, da quando Calciopoli spazzò via dalla serie A il Bologna e bruciò, a colpi di telefono e di accordi sottobanco, i settantatre milioni di euro che il suo patron aveva spalato dentro la locomotiva rossoblù: «Poco più di uno per ogni mio anno di vita», dice Gazzoni che di primavere ne può raccontare settantadue e che sull’inverno del pallone, in attesa dei rinvii a giudizio al processo di Napoli, ha appena scritto un libro, a quattro mani con Ivan Zazzaroni: si intitola «La Rete» (sottotitolo: Il libro nero che inchioda il calcio italiano), presto in edicola con Libero. Recensione a cura dell’autore: «Racconto prima come l’accordo commerciale nato sull’asse Milano - Torino avesse monopolizzato i diritti tv della serie A e della Champions. Come fosse impossibile scalfirlo, come e perchè Carraro ne fosse il punto di garanzia». Chiarito il quadro della situazione, Gazzoni entra nel dettaglio: «Dal tavolo dei potenti cadeva qualche briciola, non abbastanza perchè le piccole e medie società si sfamassero. Chi vinceva non aveva nessuna intenzione di cambiare il sistema di distribuzione delle risorse. Anzi: la mutualità (i soldi da destinare alla serie B) mandò sul lastrico chi ci era vicino e nessuno fece niente perché gli introiti aumentassero.Il calcio produce uno spettacolo i cui diritti gli furono espropriati dallo stato (la Sisal) tanti anni fa e mai più restituiti. Galliani, da presidente, nulla fece perché le casse della Lega si rimpinguassero. Vincevano in due, non avevano nessuna intenzione di allargare la cerchia». Un capitolo della «Rete» è dedicato anche a Diego Della Valle: «Robin Hood, l’ho chiamato. Si accorse che la quota di diritti tv riservata alla Fiorentina era ridicola rispetto a quella garantita alle grandi e si mise di traverso. Gli diedi l’idea del consorzio e alla fine capii che aveva fatto patti col diavolo».
STORTURE, arroganza, complicità, trame oscure: tutto finisce dentro l’imbuto messo in bocca al suo Bologna. Che nel giugno del 2005, muore avvelenato: «Sono stati spietati con me, ora tocca a me esserlo con loro. Il Bologna è retrocesso, ha lasciato una città incredula e il sottoscritto in default, in coda ad una stagione allucinante. Noi abbiamo perso lo spareggio con il Parma, che non doveva più essere in serie A, ma che il decreto Bersani, chissà perché applicato al calcio, ha salvato in extremis. Il Bologna non è stato salvato, ma sbattuto in serie B, azzerato, perché in tanti si erano impegnati a tenere in vita gli amici e gli amici degli amici».
Ma quello, e Gazzoni lo sa, non era un buon Bologna: «E’ vero, ma gli sarebbe bastato un punto per salvare la pellaccia. Un solo punto. Siena e Messina non erano più forti, ma erano nell’orbita giusta. Io non dimentico. Siena 2 Milan 1 e gol del pari annullato a Shevchenko. Quel giorno il Bologna, sconfitto, finì in zona retrocessione. Fidatevi: non eravamo granché, ma non siamo passati dalla zona Uefa alla serie B solo per demerito nostro, ma perché nessuno dei potenti pensava che fosse un male se quel gran rompiballe di Gazzoni, che denunciò il doping amnistrativo e le storture del pallone, si fosse levato dai piedi, tanto più che non aveva neppure più tanti quattrini da spendere al mercato di Moggi e della Gea».
IN FONDO alla «Rete» (120 pagine) le pagine più esplosive: «C’è un inedito sulla scandalosa iscrizione della Reggina alla serie A: si tratta della lettera che il 12 di agosto 2005 l’Agenzia delle entrate romana spedisce alla Figc domandandole: ma che cosa avete fatto? La federazione aveva accettato una garanzia che non esisteva, senza compiere alcuna verifica. Una lettera, presumo, finita nel cassetto di Carraro, quello chiuso a chiave. Il 15 agosto, il consiglio federale definitivo. Carraro mi dice che si fidava della Covisoc e ora io mi accingo a chiedere un sequestro cautelativo dei beni della Reggina e a citare, presso il tribunale di Bologna, un commercialistaconcittadino che faceva parte della Covisoc. Chiederò anche il sequestro dei beni di altri club, se il tribunale di Napoli rinvierà a giudizio i sospettati di associazione a delinquere e di frode sportiva. Ve l’ho detto: sarò spietato con gli spietati. Che dovranno venire a patti con me. Si potrebbe perfino fermare il campionato. Di certo ne vedrete delle belle». Intanto, leggiamole.
di Stefano Biondi
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