Bologna, 7 febbario 2008 - Questa volta non è un pesce d’aprile, si va davvero a votare il 13 e 14 aprile. Un voto molto importante, perché a dispetto di quel brutto Porcellum, dei tanti partiti e partitini e delle liste che piovono dall’alto, gli italiani dovranno dimostrare di essere migliori dei politici che li hanno finora rappresentati e cercare di aiutare i nostri reggitori a portare il Paese fuori dalle sabbie mobili. Ci riusciranno? Difficile dirlo.
E’ certo, comunque, che questa Casta non ha più alibi: o riesce a traghettarci verso la Terza Repubblica con una legislatura costituente, come auspicato dagli stessi Berlusconi o Casini in caso di vittoria della Cdl, oppure fra un anno saremo qui a piangerci di nuovo addosso e, allora, sarà troppo tardi.
Ho molto apprezzato le parole con cui, ieri mattina, il Presidente della Repubblica ha spiegato la sua soffertissima decisione di sciogliere le Camere, così come ho anche apprezzato le parole di Prodi che ha deciso di farsi da parte, rinunciando alla candidatura. Anche Napolitano si era dunque reso perfettamente conto che non c’erano più margini, come peraltro abbiamo scritto tante volte, per varare una seria riforma elettorale in zona Cesarini.
Proprio perché il Capo dello Stato ha dovuto scegliere la soluzione a lui meno gradita (ma il Presidente, come peraltro Marini, ha dimostrato di sapersi muovere in modo molto rigoroso nel solco istituzionale), l’invito del Quirinale è stato perentorio: che la campagna elettorale, appena aperta, non sia ricca di veleni, ma serva da premessa a un governo in grado di fare, e sottolineo il «fare». Che, cioè, non ripeta gli errori dell’esecutivo uscente ostinatamente in rotta di collisione con il centrodestra al grido di «dopo di me il diluvio!», ma apra subito la strada al dialogo con una squadra snella e pure un po’ bipartisan.
Tutto si deciderà, quindi, nei prossimi due mesi: se i vertici dei partiti, che, purtroppo avranno potere di vita e di morte nella scelta delle liste, saranno molto abili e piazzeranno ai primi posti delle graduatorie (e quindi matematicamente eletti) gente nuova, che non significa solo quarantenni (perché non tutti gli anziani sono rincitrulliti così come non tutti i giovani sono intelligenti), forse saremo un po’ più ottimisti sul futuro della penisola.
E con noi lo saranno anche tutti gli osservatori internazionali che, giustamente, continuano a bacchettarci. Prezzolini, quando emigrò in America negli anni Trenta, scrisse un delizioso libretto sulle virtù della pastasciutta italiana: oggi, a New York, per colpa dell’emergenza spazzatura in Campania, ci gettano dietro anche i maccheroni. Come potremo risalire la china?
di Giancarlo Mazzuca
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