Silvio Berlusconi presidente del Milan detesta il gioco di rimessa e vorrebbe che Ancelotti si presentasse sempre con almeno due punte di ruolo. Silvio Berlusconi candidato premier del centrodestra si sta infognando nella melina dell'ammucchiata (Mastella, Moggi, Dini, Cuffaro: nel totocandidato del Polo c'è di tutto) e Walter Veltroni l'ha infilato in contropiede. La decisione di schierare il Pd da solo, buttando a mare i partititini, ha consentito al sindaco di Roma di schizzare per primo dai blocchi di una campagna elettorale tutta da seguire sino all'ultimo respiro.
Il Cavaliere pensa ad un listone in cui ospitare i piccoletti che sgomitano per non rimanere tagliati fuori dai giochi, ma, se lo fa, se imbarca inquisiti o condannati di primo grado o addirittura con sentenza passata in giudicato, segna un autogol epocale. Date un'occhiata ai commenti dei lettori di quotidiano.net sugli scenari elettorali e capite subito l'aria che tira. Sino a quando Prodi governava, andava di moda il tiro a palle incatenate su Romano e sul suo governo (il peggiore nella storia recente della Repubblica assieme a quello di Berlusconi, s'intende).
Adesso che Prodi ha annunicato di non ricandidarsi, che Veltroni è partito in quarta da solo e che Silvio minaccia di imbarcare transfughi del centrosinistra di ogni foggia e dimensione, le critiche più aspre sono tutte per lui e partono soprattutto dal suo schieramento. Ieri sera a Porta a Porta, Mannheimer ha quantificato in almeno 6 milioni gli indecisi, certificati dal suo ultimo sondaggio: chi li vuole convincere a passare dalla propria parte, deve fare piazza pulita del vecchiume e del pattume. In tutti i sensi.
di Xavier Jacobelli
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