Roma, 14 febbraio 2008 - Ha patteggiato la pena a quattro anni di reclusione e, grazie all'indulto, può considerare chiusi i conti con la giustizia. Mario Scaramella, l'ex consulente della commissione Mitrokhin, è tornato in libertà oggi su decisione del gup Marco Patarnello davanti al quale si è conclusa la vicenda giudiziaria che lo vedeva indagato per concorso in importazione, detenzione e porto di munizionamento da guerra, esplosivo e armi, e per il reato di calunnia per aver accusato nel 2005, pur sapendolo innocente, l'ex ufficiale del Kgb Alexander Talik, di aver introdotto in Italia due granate e un detonatore elettrico che sarebbero serviti per un attentato ai suoi danni, a quelli del suo consulente dell'epoca Andrei Ganchev e del senatore Paolo Guzzanti, allora presidente della commissione parlamentare. Scaramella, già giudice di pace a Ischia, era finito in carcere il 24 dicembre del 2006 e dal giugno dello scorso anno era ai domiciliari.
L'imputato, presente in aula, non ha fatto dichiarazioni. I suoi difensori, gli avvocati Sergio Rastrelli, Gianluca Bucciero e Massimo Krogh, hanno preferito patteggiare la pena riservandosi di presentare un'istanza per fare in modo che il patteggiamento venga esteso in continuazione (in cambio di una reclusione aggiuntiva pari a 4 mesi e venti giorni) a un'altra inchiesta del pm Pietro Saviotti che vede Scaramella indagato per associazione per delinquere e truffa ai danni dell'Ente Parco del Vesuvio. Ma alla luce di quanto già scontato come carcerazione preventiva, Scaramella non rischia più alcuna privazione della libertà personale.
Secondo la ricostruzione investigativa, Scaramella, che spiegò di aver appreso l'informazione sull'arrivo delle armi in Italia dopo un incontro tra Maxim Litvinienko e il fratello Alexander, il presunto colonnello dei servizi segreti russi ucciso a Londra nel novembre del 2006 da una massiccia dose di Polonio 210, avrebbe manipolato notizie infondate e inventate per accreditarsi agli occhi della commissione Mitrokhin.
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