CERTO che è difficile stare nelle teste degli italiani, nelle quali, c’è chi ha efficacemente sostenuto, si renderebbe necessaria “una visita guidata”. Ma è ancora più problematico essere nella testa dei politici, italiani anche quelli, ma che sembra appartengano ad una categoria speciale.
Stando ai più recenti sondaggi della ISPO, una delle più autorevoli sigle del settore, diffusi in una data particolare (il giorno di San Valentino), per gli elettori di centrosinistra al primo posto viene la riforma elettorale e poi soltanto dopo il lavoro e l’occupazione. Come percezione dei problemi della realtà, siamo messi proprio bene. Stando alla medesima rilevazione, tra gli indecisi o gli astenuti il primo posto tocca invece alla riduzione dei costi della politica.
Pertanto, chi ancora non ha scelto per chi votare o ritiene di non recarsi affatto alle urne, il problema principale è di ridurre le spese dirette ed indirette degli eletti. E dato che si ritiene che il numero dei non votanti potrebbe essere molto alto, forse è proprio questa la ragione che ha fatto raggiungere un accordo bipartisan sull’election day? Perché forse a nessuno fa piacere andare a votare su liste bloccate?
In queste prime schermaglie della campagna politica, nei salotti televisivi si parla di alleanze e non candidati, di regole elettorali e non di problemi concreti. E quando si accenna a questi ultimi, le proposte sono più vaghe delle stelle dell’Orsa: si procede per elenchi e per enunciazioni. Spiegazioni poche. Quando per esempio si parla della riduzione delle tasse come rimedio di tutti i mali. Non a caso ieri Francesco Giavazzi ha opportunamente ricordato che da sola “una riduzione della pressione fiscale non risolverebbe alcuno dei nostri problemi”.
Oppure quando Veltroni va ancora più in là e propone il reddito minimo garantito per i precari, senza però dire come e dove prende le risorse per farlo. Ma anche lui che si proclama nuovo e diverso, alla fine non si sottrae al vecchio vizio: le promesse sono una cosa, mantenerle un’altra. I precedenti non mancano: quando si candidò per la seconda volta a sindaco di Roma, dichiarò che avrebbe certamente finito il mandato e poi si sarebbe ritirato a vita privata. Serenamente e pacatamente com’è nel suo stile, ma si è smentito.
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