Bologna, 17 febbraio 2008 - Improvvisamente, i detrattori di Alessandro Del Piero sono tornati a nascondersi. A mimetizzarsi fra i loro decrepiti luoghi comuni ("Alex è vecchio, Alex è finito, Alex non serve più né alla Juve né alla Nazionale, Alex è all'ultimo stadio"). A cancellare i giudizi ingenerosi, le critiche eccessive, le stroncature senza appello che in autunno grandinavano sul capitano della Juve. Ricordate? Da quella partita in Nazionale pareggiata contro la Francia a San Siro, a detta di molti Del Piero era al capolinea. Non doveva più giocare in azzurro, non sarebbe servito più di tanto alla Juve, al massimo forse come un Altafini del terzo millennio e sarebbe stato sin troppo. Invece no.
Quella magica punizione grazie alla quale i bianconeri hanno battuto la Roma portandosi ad un punto dal secondo posto, in ordine di tempo è stata soltanto l'ultima conferma della classe inimitabile di un campione. Per parlare di Alex bisogna dare i numeri perchè i numeri schiacciano le parole e fotografano la realtà: 10 gol in questo campionato, 144 gol in serie A, 230 gol con la maglia della Juve, record assoluto nella storia del club.
La verità è che Del Piero non ha mai giocato così bene dalla stagione '97-'98, quella dei 21 gol nel massimo torneo, quella che precedette il gravissimo infortunio di Udine, proprio alla vigilia del ventiquattresimo compleanno. Adesso che di anni ne ha trentatrè, compiuti tre mesi fa, il Capitano è più che mai il simbolo e il trascinatore della Juve post Calciopoli, la Juve di Ranieri, uno che la propria squadra la conosce davvero bene, se prima di affrontare la Roma, aveva detto: "Mi fido dei miei giocatori perchè questo gruppo ha un carattere d'acciaio". Forse ha ragione Arrigo Sacchi, quando sottolinea che il burrascoso biennio vissuto sotto Capello ha fortificato Del Piero, instillandogli quella caparbietà che oggi traspare da ogni sua giocata. Oppure, più semplicemente, il fatto è che di fuoriclasse di questo calibro ce n'è solo uno e si chiama Alex.
La sua brillante condizione costituisce un'ottima notizia anche per Roberto Donadoni e per la Nazionale: il ct non ha avuto bisogno di chiamarlo per il test con il Portogallo, ma, se il capitano della Juve continua a giocare così sino a maggio, un posto agli Europei lo merita di sicuro. Nella stessa misura in cui lo meriterà anche Antonio Cassano, ieri strepitoso nel derby genovese, se sarà riuscito a limare gli spigoli caratteriali cui ha accennato lo stesso Donadoni. Casano ha davanti a sè l'esempio ideale. Si chiama Del Piero, la risposta migliore al logorio del calcio moderno. Beata la Juve che ce l'ha.
di Xavier Jacobelli
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