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PRIMARIE USA

Obama perfetto nel duello tv in Texas
Clinton tra applausi e qualche fischio

Molto fair play nel diciannovesimo test televisivo tra i due sfidanti democratici. Il giovane senatore di Chicago ha puntato sullo slogan: basta divisioni. Standing ovation per l'ex first lady nell'appello finale agli elettori 

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Barack Obama e Hillary Clinton New York, 22 febbraio 2008 - L'ex first lady democratica Hillary Clinton sperava in una gaffe del suo avversario, il giovane senatore di Chicago Barack Obama, aveva bisogno di un clamoroso svarione per riaprire una campagna elettorale che ogni giorno diventa più difficile. Ma Obama, questa notte, nell'attesissimo duello in diretta tv da Austin, in Texas, non ha sbagliato nulla.

 

La vocazione al dibattito non è la qualità migliore del senatore afroamericano, ma al diciannovesimo test televisivo e dopo dieci trionfi consecutivi in altrettante primarie, ha saputo tenere testa a Clinton, uscendo vincitore ai punti.

 

A due settimane dal voto nelle primarie di Texas e Ohio, il confronto che potrebbe chiudere il conto nella lunga corsa per la nomination democratica è un risultato importantissimo. Clinton, ispirata e appassionata, ha strappato l'applauso più scrosciante, in chiusura, ma anche gli unici fischi della serata, attaccando Obama per aver "rubato" battute ad effetto dai comizi di Deval Patrick, il senatore del Massachusetts: Clinton ha goffamente bollato Obama il "candidato della politica in fotocopia", ma il pubblico democratico non ha gradito i toni negativi.

 

Per un'ora il dibattito che doveva essere un match di pugilato, è scivolato via a suon di fair play, reciproche attestazioni di stima e di rispetto, nel pieno riconoscimento che il programma dei democratici alle prossime elezioni sarà all'incirca lo stesso. Poi Clinton ha provato a fare lo sgambetto all'avversario, approfittando degli assist dei commentatori della Cnn. Ma Obama è rimasto in piedi.

 

Per il senatore di Chicago, che non ha nella vocazione al dibattito la sua dote migliore, è stata forse la serata più convincente nei 19 confronti diretti con Clinton. Non sbagliare, per Obama, che è in testa nella corsa di 150 delegati, era essenziale. C'è riuscito nonostante le domande a tratti molto delicate che gli sono state rivolte, non ultime quelle sulla sua presunta inesperienza e impreparazione al ruolo di comandante delle forze armate, da giorni slogan e tormentoni nei comizi di Clinton.

 

Ma gli affondi dell'ex first lady hanno dato al senatore dell'Illinois l'occasione di rispondere a tono, con un appello a "lasciare da parte i battibecchi altrimenti a Washington non si combina nulla". Lo ha fatto con il sorriso sulle labbra: "Io fuori dalla realtà? Io impreparato? Possibile che si stiano sbagliando miglioni di sostenitori, tutti i quotidiani del Texas che hanno appoggiato la mia candidatura? Si sveglieranno tutti dal trance un giorno accorgendosi dell'errore?" Quelle sul plagio poi sono "polemiche sciocche". Con eleganza Obama è riuscito a bollare la campagna negativa dell'avversaria, presentandosi con fare "presidenziale": basta divisioni.

 

Il dibattito di questa notte è parso a molti addetti ai lavori il preludio all'uscita di scena di Clinton, indietrissimo nel computo dei delegati. In questo senso potrebbe essere letta la decisione di non aggredire Obama, nell'ammissione che, nonostante la determinazione e la passione, il giovane senatore resiste a qualsiasi attacco e che l'ambizione per la presidenza non può essere consumata alle spese del partito democratico, con un conflitto intestino che non farebbe altro che avvantaggiare i repubblicani di John McCain.

Obama ha in molte circostante alzato il tiro del suo dibattito, puntando dritto al (suo?) futuro avversario repubblicano. Parlando della guerra in Iraq, che ha visto McCain al fianco del presidente George W. Bush, Obama ha non solo sottolineato la sua distinzione da Clinton, il no della prima ora alla guerra ma ha anche pregustato il dibattito diretto con il senatore dell'Arizona "che in Iraq vorrebbe rimanere cent'anni". Il senatore di Chicago si è rivolto anche in molti casi agli indipendenti e ai repubblicani, che non nasconde di volere arruolare nel suo movimento per cambiare l'America, sotto la bandiera di un comune ideale di unità.

Il momento migliore tra i due candidati è per l'ex first lady, con un ispirato appello finale agli elettori, salutato con una standing ovation. E' il verdetto del sondaggio a caldo condotto durante il dibattito su un campione di indecisi di Cnn. Ma, nota il quotidiano di settore "Politico" nell'edizione online, le parole applauditissime di Clinton sono la fotocopia o quasi di un appello dell'ex senatore della Carolina del Nord ed ex candidato alla presidenza John Edwards.

"Qualsiasi cosa succeda - ha detto Clinton - per noi le cose andranno bene (whatever happens, we're going to be fine). Abbiamo il sostegno delle nostre famiglie e dei nostri amici. Spero soltanto che saremo in grado di dire la stessa cosa del popolo americano. Questo è il vero significato di queste elezioni".

 

In chiusura di un precedente dibattito, il 13 dicembre, Edwards, disse: "Queste elezioni non riguardano noi candidati. Per tutti noi le cose andranno assolutamente bene, qualsiasi cosa accada in queste elezioni (All of us are going to be just fine no matter what happens in this election). Ma il significato di queste elezioni è se le cose andranno bene per l'America".










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