Roma, 25 febbraio 2008 - D’Alema dice che, se anche vincesse, Berlusconi non potrebbe governare a causa dei veti leghisti. Il berlusconiano Cicchitto ironizza sul Veltroni «furbetto dei partitini».
Torna dunque il tema dell’ortodossia monopartitista e dell’omogeneità di quella piccola rete di alleanze che circonda Pdl e Pd. L’accordo tra Berlusconi e Lombardo, che a sua volta in Sicilia si alleerà con l’Udc, sembra seguire le linee dell’arabesco. Ma risponde alla stessa logica per cui, pur avversari a livello nazionale, a livello locale i partiti di Veltroni e di Bertinotti continueranno ad essere alleati.
Nell’attuale quasi bipartitismo, è naturale che i partiti sembrino coalizioni. Ma il grado di omogeneità di Pdl e Pd non è lo stesso. Sia pure con la possibile via d’uscita di un congresso fissato dopo le elezioni, An è infatti avviata ad unirsi a FI dando così prospettiva al Pdl. Le cui compatibilità culturali e programmatiche con la Lega sono evidenti. Così come evidente è la comune matrice cattolica.
Lo sono meno, invece, le affinità tra Idv e Pd. Di Pietro è uomo di destra, ed è solo la presenza di Silvio Berlusconi a confinarlo a sinistra. Quanto ai radicali, non è un’alleanza ma una cooptazione. Resa possibile non dall’«entusiasmo per il progetto» come spera il veltroniano Bettini, ma da un chiaro stato di necessità (finanziaria oltreché politica) ammesso dallo stesso Pannella.
Difficile pensare che le note doti ecumeniche di Veltroni siano in grado di scongiurare tensioni e conseguenti rotture tra i radicali e i teodem del Pd. Dove infatti sono in molti a guardare al centro cattolico come un potenziale alleato futuro.
di Andrea Cangini
Sono ben otto i candidati premier scesi in campo per le prossime elezioni politiche. Oltre a Berlusconi e Veltroni, infatti, si contano Ferrando, Bertinotti, Tabacci, Casini e Mastella