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SVOLTA NEL GIALLO DI GRAVINA

La madre: "L'ho scoperto dalla tv
La mia vita è finita oggi"

Rosa Carlucci è distrutta, e accusa: "Nessuno si è preoccupato di avvisarmi". Stamattina dovrà riconoscere i corpi dei due figlioletti

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GRAVINA, LA MADRE DEI FRATELLINI BARI, 27 febbraio 2008 - SARA’ LEI, questa mattina alle 11, a dover riconoscere ciò che resta dei corpi di Ciccio e Tore all’istituto di Medicina legale di Bari. Rosa Carlucci, 42 anni, madre dei fratelli scomparsi, ha imparato dalla tv, mentre preparava la cena, che quel pozzo poteva nascondere i cadaveri dei suoi bambini. «Nessuno s’è preoccupato di avvisarmi», nota. E allora ha chiamato il suo legale. «Sono sconvolta, sono sconvolta. La mia vita finisce oggi, non riesco più ad andare avanti. Me lo dica, avvocato, lei me lo deve dire: è davvero così?».


Al momento non c’erano ancora certezze, ma ieri Rosa Carlucci ha anche ricordato ai giornalisti un sogno che aveva fatto tempo fa. «Dall’inizio ho temuto che fossero in un pozzo — ha detto — Perché una notte, quando erano già scomparsi, sognai Ciccio e Tore che cadevano in un baratro e mi chiedevano aiuto». Per tutto il tempo delle operazioni la donna è rimasta davanti al casolare abbandonato, senza lanciare insulti e accuse contro il marito, come aveva fatto spessissimo altre volte.

«NON MI muovo di qua — aveva detto ieri mattina — Ho diritto almeno di vederli da morti, visto che me li hanno strappati in vita. Adesso mi rimangono solo le loro foto, la loro stanza, i loro giochi». C’è il dolore, la certezza che Salvatore e Francesco sono davvero morti (di una morte terribile) ma c’è meno rabbia nei confronti del suo ex marito, Filippo Pappalardi, da mesi in carcere accusato della morte dei due ragazzini. «Non saprei se sia stato lui», risponde a chi le chiede un giudizio su Pappalardi.

E poi ha aggiunto: «Ho molta fiducia in quello che stanno facendo gli inquirenti. Spero che arrivino a una vera giustizia». Cauto sulle responsabilità di Pappalardi anche l’avvocato Carmelo Molfetta, legale di Rosa Carlucci. «Sarebbe ingeneroso parlare di errori nell’attività investigativa — sostiene — Era una vicenda non facile e non lo è nemmeno adesso. Dal punto di vista processuale si aprirà un confronto molto serrato, e in questo momento preferisco essere prudente: aspettiamo che venga fatta l’autopsia, poi staremo a vedere».



ROSA Carlucci e Filippo Pappalardi si erano conosciuti da giovani, s’erano sposati presto, ma nel ’99 era già arrivata la sentenza separazione. Coi due bambini, Ciccio e Tore, affidati a lei. Ma Rosa, tra crisi di vario genere, aveva grandi difficoltà psicologiche a stare dietro ai due figli e alla piccola Filomena, nata più tardi. Cominciò così a girare per l’Italia, a dormire nelle stazioni e a non garantire più il suo ruolo di madre. Troppo assente, distaccata, non in grado di dare certezze ai due figli. E’ per questo che Salvatore e Francesco vivevano a Gravina col padre Filippo e con la sua convivente.

Una casa in cui, probabilmente, non stavano bene; ma dove il giudice ritenne potessero stare meglio piuttosto che con Rosa. Ma anche lei, come tutti, alla fine si fa una domanda. «Hanno battuto tutta la Puglia, sono andati fino in Romania e non hanno guardato a due passi da dove sono stati visti l’ultima volta».










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