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SVOLTA NEL GIALLO DI GRAVINA

Ciccio e Tore, morti di freddo e fame
Mamma Rosa non crede alla disgrazia
Avevano entrambi le gambe spezzate

I corpi trovati grazie al salvataggio di un ragazzino  caduto in un pozzo. Il più piccolo aveva un dito in bocca. Dalla cella il padre dice: "Ora capiranno che non sono stato io" Commenta

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I fratellini Pappalardi Gravina in Puglia (Bari), 27 febbraio 2008 - HANNO fatto una fine orribile. Francesco e Salvatore Pappalardi erano vivi quando sono stati inghiottiti dalla cisterna-scantinato nel cuore di Gravina, ventre buio e misterioso della «Casa dalle cento stanze», come chiamano in paese la fatiscente residenza padronale che per quasi 2 anni ha custodito il terribile segreto della loro scomparsa. Sono morti di freddo, di fame e di paura, nessuno ha sentito le loro grida di aiuto: l’immagine che le apparecchiature fotografiche dei tecnici dell’Ert hanno cristallizzato per gli accertamenti medico-legali e le indagini testimoniano l’agghiacciante epilogo di un’agonia probabilmente lunga, senz’altro tremenda: i due fratellini erano rannicchiati in posizione fetale.

LA MORTE e l’effetto della mummificazione li ha fatti regredire in atteggiamenti di una tenerezza disarmante, da cuccioli d’uomo: Ciccio, 13 anni, aveva le mani tra gambe, per proteggersi dal freddo, Tore, 11 anni, aveva il pollice in bocca. A differenza del fratello maggiore, trovato vicino alla verticale della botola da cui sono precipitati, Salvatore era a circa 7 metri di distanza e anche questo particolare rafforza la ipotesi che nonostante la caduta, almeno lui avesse avuto le forze per spostarsi. Erano senza scarpe, e questo è un fatto strano, con i pantaloni leggermente abbassati e il giubbotto sfilato, usato come una coperta.


"Abbiamo la sensazione che abbiano subito un’orribile morte", ha detto il procuratore capo di Bari Emilio Marzano, poco dopo che i cadaveri dei bambini sono riemersi dalle viscere della prigione che è costata loro la vita, in due bare chiare che hanno attraversato il centro di Gravina tra gli applausi per dirigersi all’istituto di medicina legale di Bari. Mentre il filo di un’inchiesta durata 20 mesi si riavvolge tra ombre e polemiche, con il padre dei ragazzini accusato di duplice omicidio che continua a professarsi innocente dal carcere, la sensazione che Ciccio e Tore siano stati uccisi una seconda volta col loro fortuito ritrovamento assume un peso insopportabile. Vittime di una situazione familiare devastata, figli che diventano oggetti, con la pedofilia che rimane sullo sfondo, defilata, ma mai del tutto cancellata, innocenti strappati ai giochi e alla serenità da una violenza subdola che sulla loro freschezza si è accanita ben prima di quella notte del 5 giugno 2006.



ORA SI accavallano le ipotesi che hanno portato alla scomparsa di Ciccio e Tore. Caduta accidentale, mentre giocavano, simile a quella dell’altro bambino che involontariamente, l’altro giorno, ha portato alla loro scoperta, o qualcuno li ha gettati vivi in quella trappola? La Casa dalle cento stanze, uno tra gli edifici più vecchi di Gravina, era spesso la meta dei giochi e delle fantasie dei coetanei del fratelli Pappalardi che erano stati visti la sera del 5 giugno prima nella pineta, che dista qualche decina di metri in linea d’aria e poi, tra le 21.15 e le 21.20 in piazza Quattro Fontane.



GLI INQUIRENTI, che hanno dovuto vagliare tante testimonianze, risultate spesso scarsamente attendibili non escludono l’ipotesi della disgrazia, ma nello stesso tempo nessuno, dal procuratore Marzano al questore Speranza, fa un passo indietro sull’impianto accusatorio, «ancora valido», secondo il procuratore che in mattinata ha escluso, dopo i primi accertamenti sul luogo del ritrovamento dei cadaveri, l’eventualità di «una caduta accidentale». E’ dunque Filippo Pappalardi il responsabile del sequestro, dell’uccisione dei propri figli?

 

E’ credibile che in una sera d’estate, sfidando il rischio di essere visto e riconosciuto dalla gente che vive in quella zona centrale e sempre piuttosto affollata, l’uomo abbia preso i figli, li abbia trascinati nella casa, gettati nella cisterna e fatti morire lì per simulare un incidente di gioco? Anche l’ipotesi dell’incidente scricchiola, un po’ perché col buio è difficile che i ragazzini si inoltrino nella casa disabitata e un po’ perché è vero che in quel cunicolo può cadere accidentalmente un bambino, come l’episodio dell’altro giorno ha dimostrato. Ma due, uno dopo l’altro? 

dall’inviato LORENZO SANI










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