Milano, 28 febbraio 2008 - «La priorità per la Fed sarà quella di risollevare le sorti della congiuntura nonostante la minaccia rappresentata dal rialzo delle pressioni inflazionistiche». Il presidente della banca centrale Usa, Ben Bernanke, aveva appena annunciato al Congresso quale sarà la stella polare della Federal Reserve e subito i mercati sono corsi ad adeguarsi. Se, come dice Bernanke, le condizioni dell’economia sono «meno favorevoli» a causa del calo delle fiducia dei consumatori, della conseguente debolezza della domanda e della pesantezza del mercato immobiliare, per una banca centrale correre in suo aiuto può significare solo una cosa: ridurre ulteriormente i tassi di interesse (l’attesa è per un taglio di mezzo punto al 2,5% il 18 marzo e per un altro mezzo a giugno). Da qui, le reazioni obbligate dei mercati: debolezza del dollaro, aumento delle quotazioni del petrolio e dell’euro, ripresa delle Borse.
L’ormai irrefrenabile moneta unica europea ha bruciato così un record dopo l’altro fino segnare a 1,5143 il nuovo massimo assoluto sul biglietto americano. Uno sprint che, ha sottolineato il ministro del Commercio estero, Emma Bonino, può rappresentare un grave handicap per le nostre esportazioni, rese più costose (e quindi meno competitive) dal Supereuro. Per contro, la rivalutazione della nostra valuta permette di attenuare il peso dell bolletta energetica che anche ieri ha dovuto subire un altro rialzo del petrolio (il brent ha segnato l’ennesimo massimo storico a 101,50 dollari).
Secondo i calcoli di alcuni esperti, se il cambio euro-dollaro fosse rimasto ai livelli di un anno fa, oggi il costo di un barile di greggio sarebbe di quasi 77 euro, quasi 10 in più rispetto ai 68 che si pagano adesso. Su un pieno di benzina verde il sovraccarico sarebbe di 3 euro e di 3,5 per uno di gasolio. Poichè tassi più bassi significano minor costo del denaro per imprese, consumatori (ma anche per la speculazione finanziaria) le parole di Bernanke hanno impresso una ben precisa tendenza rialzista a tutte le Borse occidentali. Wall Street è così passata da un’apertura debole a un deciso recupero che a metà seduta la portava a guadagnare quasi mezzo punto.
Anche nel Vecchio continente i mercati invertivano la rotta, passando in territorio positivo ma la chiusura delineava un quadro abbastanza frastagliato. A Milano (+0,11%) Francoforte (+0,13%) e Zurigo (+0,29%) che finivano in attivo si contrapponevano le perdite di Parigi (-0,17%) e Londra (-0,36%). Sulle piazze europee pesa l’incertezza sulle reazioni della Bce, restia ad adeguare il livello del costo del denaro a quello americano. In cima ai pensieri del suo presidente Jean-Claude Trichet, non ci sono infatti i tassi bensì il risveglio dell’inflazione. Preoccupazione che non risparmia Bernanke il quale, pur ammettendo che se il prezzo del petrolio continuerà a salire gli Usa potrebbero avere «grossi problemi», è però convinto che il greggio si manterrà su livelli più moderati di quelli segnati nel 2007.
a.c.
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