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IL COMMENTO

Irrimediabile rottura? In politica mai dire mai

Il terremoto delle ultime 48 ore nel centrodestra bolognese è la conclusione traumatica, allo stato irrimediabile, di una collaborazione iniziata con la storica vittoria del 1999... Commenta

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Pierluigi Visci MAI DIRE MAI. Specie in politica. Il terremoto delle ultime 48 ore nel centrodestra bolognese è la conclusione traumatica, allo stato irrimediabile, di una collaborazione iniziata con la storica vittoria del 1999, la meno fortunata riproposizione del 2004 e quattro anni di coabitazione via via sempre più forzata, insofferente, acida. Con molti scalpitanti (nel centrodestra e nella lista civica) e tuttavia costretti allo stand by in attesa della piena maturazione delle decisioni dell’uomo simbolo di una inedita e importante fase politica della nostra città. L’attesa di una maturazione che gli era dovuta, così come - d’altronde - accadeva e accade nel centrosinistra. I sussurri sono diventati all’improvviso urla e nessuno ha potuto più fare finta di non sentire.

 

Lacerazione nel centrodestra, lacerazione nella lista civica che perde pezzi. L’implosione è anzitutto frutto di scelte nazionali che hanno diviso i destini di Berlusconi e Casini. Un divorzio pesante, con rischiose conseguenze per l’Udc. Con generosità, Guazzaloca ha testimoniato subito solidarietà all’amico Casini, pur consapevole di irritare gli alleati di Forza Italia, da sempre favorevoli alla sua ricandidatura, e di An, da tempo più problematici. Nulla di compromesso, tuttavia, perchè, come avviene anche nel campo del centrosinistra, le alleanze locali non avrebbero seguito lo schema nazionale. Se Udc e Pdl stanno insieme in Sicilia, non si vede perchè non dovrebbe essere lo stesso a Bologna. Peraltro con un perno civico come Giorgio Guazzaloca. Ma la rottura plateale con Fini, e quindi con An, e di conseguenza con Forza Italia, è un fatto straordinario, imprevisto e imprevedibile. Frutto solo di irritazione personale di fronte allo stillicidio di prese di distanza sempre più frequenti sulla ricandidatura, oppure inevitabile conseguenza politica del divorzio romano? Che confermerebbe, insomma, la parentela stretta tra Guazzaloca e l’Udc, come dimostrano i dirigenti casiniani eletti nella Tua Bologna.

 

Lo contestano gli ex alleati, lo contestano i civici che fuoriescono dalla lista. Vale anche all’incontrario, perchè la rottura con un leader di partito è anche riaffermazione di autonomia, appunto, dai partiti. Il quadro è complicato dalla campagna elettorale, nella quale un leader come Fini, anche parlando di Bologna, non può non riaffermare il primato dei partiti. Ma le elezioni passano e si dovrà tornare a parlare, a Bologna, dei problemi della città. E nessuno vorrà fare regali a un centrosinistra che quei problemi li ha ingigantiti. In politica, mai dire mai.

di Pierluigi Visci

 

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