Bologna, 28 febbraio 2008 - Una necropoli protofelsinea con stele e corredi databili al 7^ secolo a.C.
e' stata riportata alla luce nella sede degli scavi archeologici di Marano di Castenaso, alle porte di Bologna. La necropoli e' composta da nove tombe a cremazione, di cui una a pozzetto e le restanti in cassa lignea.
Oltre al segnacolo tombale, uno dei quali splendidamente scolpito a rilievo, tutte le sepolture hanno restituito corredi di grande pregio.
"E' una scoperta sensazionale, per la prima volta e' stato ritrovato il corredo funerario nella sua integrita', e questo permettera' di stabilire con precisione la cronologia della deposizione e le caratteristiche del defunto, un tipo di informazioni che in passato non si erano potute ottenere", spiega Luigi Malnati, Soprintendente per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna, oggi a Bologna per mostrare a studiosi e cronisti i reperti riportati alla luce.
Se lo scavo archeologico a Marano di Castenaso puo' dirsi concluso, e' invece apertissimo il problema del restauro dei reperti e della successiva musealizzazione, che comporta tempi lunghi e costi ingenti. "Abbiamo scavato tutta la zona, ma l'abbiamo dovuto fare in fretta, e non potevamo fare di piu'; possiamo fare degli ulteriori scavi di ricerca solo in circostanze eccezionali, ma i fondi e le persone sono poche e dobbiamo mirare tutti gli interventi", spiega ancora Malnati.
Alle dipendenze della sovrintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna ci sono infatti "13 archeologi e poco piu' di cento addetti in organico, quando invece per legge la nostra regione dovrebbe averne 148". La diminuzione e' data del fatto che "i pensionamenti non vengono sostituiti", e comunque l'Emilia-Romagna pur avendo un territorio piu' vasto ha "in organico di diritto meno dipendenti ad esempio delle Marche che ne ha 200 e piu' si va a Sud piu' e' peggio; io stesso sono soprintendente ad interim anche della regione Lombardia, perche' c'e' scarsita' di dirigenti", aggiunge Malnati.
Tra i reperti riportati alla luce, il pezzo di maggior pregio archeologico e storico e' indubbiamente la stele delle spade". La forma e' quella tipica dei segnacoli proto-felsinei (un rettangolo sormontato da un disco), cosi' come la decorazione, una scultura a rilievo con rosette/ruote di carro, che potrebbero pero' anche rappresentare il sole. Nella parte inferiore e' raffigurato un corteo di volatili (paperelle), per significare il passaggio tra la vita e la morte, un fiore di loto (o forse una palmetta) e un animale esotico, probabilmente un felino. Alla base del disco, sono invece raffigurate due figure che brandiscono le spade, in un duello o una danza rituale, piu' vicina alla tradizione etrusca. A completare l'eccezionalita' del ritrovamento, la stele conserva ancora tracce di pittura rossa.
"Le tombe dovrebbero appartenere a una famiglia nobile, dovrebbe esserci sepolta una dinastia, e la necropoli non dovrebbe essere piu' vasta di quella ritrovata", spiega il sovrintendente. I tratti orientaleggianti della stele, come ad esempio il felino, probabilmente un leone, si possono spiegare invece considerando che "gli artisti in quell'epoca erano itineranti e viaggiavano attraverso le corti; lo stile e' bolognese, riadattato da quello orientale, probabilmente un artista felsineo che ha appreso il mestiere da artigiani orientali, ed ha copiato ad esempio il leone dai suoi maestri".
Quando i reperti saranno stati restaurati potrebbero venire esposti presso il complesso rurale "Casa Sant'Anna", un tempo di pertinenza di Villa Gozzadini, "i cui lavori di recupero, finanziati con un milione e 800 mila euro, sono iniziati ieri e finiranno nel giro di un anno", spiega Mariagrazia Baruffaldi, sindaco di Castenaso. Proprio nell'ex fienile, infatti, "sorgera' un centro per la conoscenza e la diffusione della cultura villanoviana, molto importante perche' non esiste in regione", ma la decisione finale spetta al ministero.
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