Forte tensione tra i due Paesi sudamericani dopo l'uccisione del numero 2 delle milizie ribelli delle Forze armate rivoluzionarie. Ecuadore e Venezuela ritirano il loro ambasciatore da Bogotà
Roma, 2 marzo 2008 - L'operazione antiterrorismo colombiana in territorio ecuadoriano, costata ieri la vita a Rafael Reyes, il numero 2 delle milizie ribelli delle Farc, ha scatenato una crisi diplomatica nella regione: sia l'Ecuador che il Venezuela hanno infatti annunciato il ritiro del proprio ambasciatore a Bogotà, mentre Caracas ha inviato i carri armati presso la frontiera.
La reazione venezuelana è stata particolarmente dura: nel corso del suo programma televisivo settimanale il presidente Hugo Chavez ha definito "criminale" l'omologo colombiano Alvaro Uribe, accusando Bogotà di essere succube degli Stati Uniti. Da sempre vicino alle Farc - il che ha gli ha permesso di mediare per la liberazione di alcuni ostaggi - Chavez ha avvertito che un'analoga operazione in territorio venezuelano verrebbe considerata un "casus belli" e ha annunciato l'invio alla frontiera di "dieci battaglioni", circa seimila effettivi.
Poco dopo anche l'Ecuador ha annunciato il ritiro del proprio ambasciatore "a causa dei gravi avvenimenti accaduti alla frontiera, che costituiscono una violazione dei principi di sovranità e integrità territoriale", come si legge in un comunicato diffuso dal ministero degli esteri di Quito.
Al momento, nessun commento è giunto dal governo colombiano; l'Amministrazione Bush ha invece definito "strana" la reazione di Chavez agli "sforzi della Colombia di lottare contro le Farc, un'organizzazione terroristica che continua a detenere ostaggi colombiani, statunitensi e di altre nazionalità", come ha dichiarato il portavoce della Casa Bianca, Gordon Johndroe.
Le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (Farc) sono nate nel 1964: da allora conducono una guerra aperta con il governo di Bogotà, controllando di fatto quasi un terzo del territorio nazionale e operando anche nelle città, dove gli attentati dinamitardi hanno fatto numerose vittime civili.
Una guerra civile che dura da oltre quarant'anni e della quale nessun governo è mai riuscito a venire a capo, né militarmente né attraverso un negoziato, nonostante i tentativi del presidente Andres Pastrana di raggiungere un accordo e la ripresa delle operazioni militari da parte del suo successore Alvaro Uribe.
Nell'operazione condotta ieri dalle forze di sicurezza colombiane - che Bogotà aveva definito un esercizio del diritto di autodifesa - sono morti oltre a Reyes anche quindici guerriglieri e la figlia del principale dirigente delle Farc, Manuel Marulanda.
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