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SICUREZZA SUL LAVORO

Conto alla rovescia per il decreto
Damiano accusa: "Confindustria frena"

  Il ministro del Lavoro punta a concludere entro giovedì, ma accusa gli imprenditori di remare contro: ''Sul capitolo delle sanzioni ci sono state delle resistenze da parte di Confindustria'' Commenta 

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  Cesare Damiano Roma, 5 marzo 2008 -  Il ministro del Lavoro Cesare Damiano punta a concludere entro domani, giovedì, la redazione del decreto legislativo sulla sicurezza sul lavoro, nonostante la richiesta di Confindustria di avere più tempo per esaminare meglio il testo del provvedimento.

"Stiamo lavorando e si avanza veto per veto - ha detto Damiano a margine del tavolo con le parti sociali al ministero - ma il tempo della conclusione l'ha definito il presidente del Consiglio convocando giovedì il Consiglio dei ministri. C'è una delega, la materia è complessa e con contenuti di forte innovazione", e per questo "il governo non rinuncia a concertare, anzi a trattare, con le parti sociali".

''Sul capitolo delle sanzioni ci sono state delle resistenze da parte di Confindustria'', attacca Damiano poco prima di incontrare le parti sociali proprio per sciogliere questo nodo. Fino a due anni in cella. Questo e' il massimo che potrebbe rischiare un imprenditore con le nuove regole. Troppo per gli industriali: ''Ma c'e' ancora tempo - riconosce Beretta - e speriamo che prevalga la voglia di costruire qualcosa di davvero utile alla sicurezza''.

 

D'ALEMA: IL PD CON DAMIANO

La posizione del Pd in tema di sicurezza sul lavoro "è quella del ministro Damiano e non quella dei falchi di Confindustria". Lo dice il vicepremier, Massimo D'Alema, intervenendo a 'Omnibus'.
"Il governo - ha detto - ha ritenuto di prendere delle misure più severe, anche se in parte le norme esistono e il problema è quello di rendere i controlli più severi e stringenti. Lo faremo - ha continuato - dialogando con le forze sociali, ma la posizione del Pd è quella del ministro Damiano, non quella dei falchi di Confindustria. Noi non abbandoniamo gli interessi del mondo del lavoro".

Secondo D'Alema "una parte del mondo imprenditoriale capisce la necessità di una normativa più severa. Io non so cosa pensa Calearo di questo - ha continuato il vicepremier rispondendo alle domande dei giornalisti in studio - ma so cosa pensa il Pd che è esattamente quello che pensa il ministro Damiano".


Sul piano della cronaca c'è da segnalare che l'autopsia sui corpi delle cinque vittime della tragedia di Molfetta sarà eseguita domani, giovedì. Venerdì i funerali.

 

Tra le novità contenute nel decreto, maggiore prevenzione e vigilanza e soprattutto una revisione dell'apparato sanzionatorio, amministrativo e penale.

 

Proprio su questo punto, si è incontrata la contrarietà di Confindustria: la bozza infatti prevede tra l'altro l'arresto da sei o dodici mesi per il datore di lavoro non in regola con le misure di sicurezza e, per viale dell'Astronomia, la norma sarebbe troppo restrittiva.

 

A sciogliere gli ultimi nodi sarà comunque un incontro che si terrà a palazzo Chigi con le parti sociali: il Ministro del Lavoro Cesare Damiano ha confermato che resta da definire la parte sulle sanzioni per le quali c'è già un testo da concordare con il ministero della Giustizia. "Su questa parte - ha detto Damiano - le aziende hanno sollevato delle perplessità sui contenuti delle sanzioni perchè giudicati troppo pesanti".
Secondo il ministro "per quello che ci riguarda siamo orientati ad applicare sanzioni correlate alle violazioni. Oggi ci sarà il confronto alla presidenza del Consiglio. Per noi il lavoro è concluso".

 

Una strage ininterrotta, di cui i 5 morti di ieri a Molfetta sono solo l'ultimo tassello di una lunga serie: gli incidenti sul lavoro, dal 2002 a oggi, hanno causato nel nostro paese oltre 9.000 vittime, in pratica quattro morti al giorno di media, domeniche e festivi compresi.

 

Nel 2007, ma sono ancora dati provvisori, i morti sono stati 1.225, e già oltre 180 in questo scorcio di 2008. Sono le cifre fornite da Pietro Mercadelli, presidente dell'Anmil, l'associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro. Scorrendo i dati, che riguardano sia gli infortuni sul lavoro che le malattie professionali, emerge un trend in calo. Se nel 2002, infatti, i morti sono stati 1.716, l'anno dopo erano scesi a 1.670, poi 1.534, 1.462, 1.493 e i circa 1.225 del 2007. Quasi 500 morti in meno, dunque, tra il 2002 e lo scorso anno. "Ma le statistiche non bastano - sottolinea Mercadelli, che ha partecipato oggi alla presentazione del network tra Acli e Anmil per "Lavoro e Sicurezza" - ogni anno abbiamo un numero impressionante di infortuni sul lavoro, che spesso provocano invalidità permanenti e l'impossibilità di tornare a lavorare.

 

E stimiamo che ci siano 200.000 infortuni all'anno che non vengono denunciati. Senza contare - ha aggiunto - il dramma delle malattie professionali, che spesso insorgono dopo 20, 25 anni: molte volte si muore senza sapere cosa ha causato la malattia, ignorando che a uccidere sono state le condizioni di lavoro e la scarsa sicurezza".

  • 05/03/2008 09:14

    Ci sono le aziende specializzate per la bonifica delle cisterne, ma molte aziende fanno fare i lavori di lavaggio(per risparmiare) ai propi dipendenti, evidentemente non qualificati, ad es. uno dei morti di Molfetta era un fornaio che era digiuno della pulizia e dei pericoli. Insomma bisogna fare delle leggi severe per obbligare le aziende a far pulire le cisterne da AZIENDE SPECIALIZZATE.
  • 05/03/2008 09:47

    E' sorprendente come Montezemolo, che parla sempre ed è sempre presente in tv per argomenti che non gli competerebbero quale presidente di confindustria, quando dovrebbe intervenire a ragion veduta, si eclissa: Avete per caso sentito un messaggio del suddetto dopo le tragedie della thissen e di quest'ultima? io no. Invece di fare politica perchè non si occupa dell'oraganismo del quale è presidente e perchè non ha parole di cordoglio per l'accaduto? piace tanto alla sinistra ma a me sembra un falco come gli altri. Davanti una faccia e dietro un'altra.
  • 05/03/2008 10:28

    Io dico ma invece di puntare il dito contro le imprese ma perche lo stato non punta il dito verso se stesso io sono 7 anni che ho un'impresa edile e fino adesso non viusto un decreto che incentivi le imprese a mettersi in sicurezz. Tra corsi di formazione, visite mediche e tutto quello che ci va dietro i costi sono altissimi non scaricabili in parte e considerando che i periodi non sono dei più belli le im prese di conseguenza tirano un po dove possono. Ma il motivo non è il voler fare morire qualcuno ma è la mancanza di fondi.
  • 05/03/2008 11:07

    E certo mettiamo in galera gli imprenditori e lasciamo liberi gli assassini, stupratori o pedofili. Proprio un'italia come dice Baudo. Nelgi ultimi 7 anni sono calati di 500 unità all'anno i morti sul lavoro e poi vorrei proprio vedere quanti di questi sono morti andando o tornando dal lavoro, perchè anche durante gli spostamenti si è a carico del datore di lavoro. Con tutto il rispetto dei morti e nella speranza che non accada mai. Ma vogliamo fare delle leggi concrete e logiche e non campate in aria. Ci sono delle normative della 626 che sembrano fatte da delle persone che non sanno cosa vuol dire lavorare ...o forse non lo sanno davvero?
  • 05/03/2008 12:23

    sarebbe bello che tutti potessero lavorare con la sicurezza che c'è in comune-provincia-regione-enti locali-ministeri-banche-assicurazioni-commessi al parlamento.Propongo di statalizzare tutte le imprese,unico modo per ridurre veramente gli infortuni sul lavoro.
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