«TRECENTO bambini urlanti», quelli che ogni anno radunava al circolo Arci di via Bellaria per la tradizionale cena di Natale. Romano Romagnoli, ristoratore col pallino del calcio, viveva per loro.
Icona dello sport come veicolo di valori e strumento per educare. Una sorta di secondo papà, per quella marea di ‘cinni’ che da trent’anni crescono a pane e pallone e tirano calci sul manto dello stadio Kennedy. Se n’è andato ieri mattina, lo storico presidente del San Lazzaro calcio, nella sua casa della Mura San Carlo, sopra l’omonimo ristorante dove ha mangiato mezza Italia, ritrovo abituale per allenatori e dirigenti, giocatori e arbitri. Personaggi come Ulivieri, Agnolin e Salvatori, attuale ds del Bologna di cui era diventato amico. La moglie, Iole Martinelli, gli stava portando la colazione quando lo ha trovato riverso sul pavimento. Tradito dal cuore, forse affaticato dai tanti anni di una malattia – la leucemia – dalla quale ultimamente pareva essersi ripreso. Il 25 febbraio Romagnoli aveva compiuto 64 anni ed era nel mondo del calcio da una trentina. Da quando decise di assumere le redini della locale società dilettantistica, che oggi ha una squadra in seconda categoria e un vivaio giovanile con 300 tesserati. «Un signore del calcio di provincia», lo ricorda l’amico e segretario della società sportiva, Mauro Zirotti.
«Romano Romagnoli amava San Lazzaro ed era fiero di esserne un cittadino. Era un protagonista della nostra vita sociale, tra le figure più rappresentative della nostra comunità», il cordoglio del sindaco Marco Macciantelli che rende omaggio al «suo impegno generoso volto a far crescere centinaia di giovani nei valori sportivi.
Ricordo — aggiunge — la tradizionale cena alla vigilia di Natale, nel chiasso assordante dei ragazzi. Ogni volta una festa bellissima, di cui Romano era regista attentissimo».
ROMAGNOLI se n’è andato prima che potesse vedere realizzato il suo sogno, quella cittadella dello sport alla quale il Comune sta lavorando. Un altro amico e concittadino che piange la sua morte è Gianni Morandi: «Avevo cenato con lui solo tre sera fa. Avevamo parlato di calcio, di musica e della mia partecipazione a Sanremo. Mio figlio Pietro gioca nelle giovanili del San Lazzaro, e io scherzavo con Romano: «Mi raccomando — gli dicevo — mica venderlo. La notizia della sua morte mi fa molto male. Con la sua malattia aveva passato momenti brutti, ma adesso sembrava stesse bene. Era una persona generosa, simpatica e che metteva allegria. Molto legato ai suoi ragazzi, cui prima del calcio insegnava i valori dello sport. A loro ma anche ai genitori, ai quali raccomandava sempre di essere buoni consiglieri, senza mai illuderli. La cena di Natale, cui sono andato anch’io negli ultimi quattro anni, era l’appuntamento più significativo». Le esequie si terranno domani alle 10,30 nella chiesa di via del Seminario, alla Mura.
di LORENZO PRIVIATO
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