Roma, 11 marzo 2008 - SE un Paese (e la sua classe dirigente) lo si giudica anche dai voti che riportano i suoi studenti, allora siamo messi proprio male. Scoprire, in un piovoso lunedì pomeriggio di fine inverno, in tempi di scrutini e consigli di classe, che sette allievi su dieci delle scuole superiori sono, nero su bianco, «insufficienti» per un verso o per l’altro o per entrambi, vuol dire o che i prof sono diventati come d’incanto più severi o che i nostri figli sono diventati di colpo tutti o quasi «asini».
In un caso come nell’altro, ciò che conta è il risultato e, questa volta, non c’è Tar che tenga: quel sonoro e tondo «insufficiente» è molto più di un campanello d’allarme, è già una bocciatura secca per tutti. E, allora, va bene il fisco, il lavoro, le pensioni, i temi etici (e quelli estetici), ma, gentili candidati premier, non sarà venuta l’ora che vi occupiate (e preoccupiate) anche dei «debiti» (quelli scolastici) dei vostri e nostri figli?
di Raffaele Marmo
Qualcuno ha pernottato nei pressi del ministero dell'Interno, altri si sono messi in fila nelle prime ore del mattino. Per primo è arrivato il 'Grillo parlante'