I rumors dell'ultim'ora danno per certo che Moratti, infuriato con Mancini, abbia deciso di chiudergli la porta in faccia e di chiamare subito Walter Zenga al suo posto, in attesa di Mourinho e Benitez.
E adesso? La domanda corre di bocca in bocca fra i milioni di interisti in stato di choc dopo la terrificante notte che si sono lasciati alle spalle: il Liverpool ha meritatamente eliminato i nerazzurri dalla Coppa dei Campioni, vincendo anche a San Siro dopo averli rintronati ad Anfield Road tre settimane fa e Mancini ha annunciato: "Fra due mesi e mezzo me vado, la mia storia è finita".
Doveva andarsene nel 2012. Mourinho è già pronto a sostituirlo, anche se chiede 7 milioni di euro netti all'anno per tre anni. Ma, dopo il colpo di ieri sera, sono schizzate alle stelle le quotazioni di Rafa Benitez, autentico incubo delle squadre italiane in Europa: prima della straordinaria finale vinta sul Milan ad Istanbul nel 2005, aveva eliminato la Juve, adesso l'Inter. Benitez è un fenomeno, è in rotta con gli americani proprietari del Liverpool, ama il nostro calcio, guadagna due milioni all'anno meno di Mourinho e gli piacerebbe da matti mettersi alla prova da noi. Moratti avrà tempo e modo di pensare al futuro.
Ora c'è un presente da affrontare, ci sono 6 punti di vantaggio sulla Roma scatenata nella sua rincorsa scudetto, 11 partite da giocare e una squadra da gestire che, come la società, è rimasta totalmente spiazzata dalla mossa di Mancini. Per rimettere insieme i cocci, bisogna partire da otto considerazioni.
Numero 1) Due eliminazioni negli ottavi di finale e due nei quarti di finale della Champions League nell'arco delle ultime quattro partecipazioni sono una delusione insopportabile per gli interisti che inseguono la Coppa Tabù da 43 anni e dovranno aspettarne almeno un altro per vedere se la maledizione sarà stata finalmente infranta.
Numero
Numero 2) Ieri sera l'Inter ha incredibilmente mollato subito dopo avere incassato il gol di Torres. Mancava mezz'ora alla fine: a parti invertite gli inglesi avrebbero chiuso la partita con la bava alla bocca e con i crampi, dopo avere speso tutto pur di segnare almeno una rete, pur di arrendersi soltanto al fischio finale dell'impeccabile arbitro norvegese Oevreboe. L'Inter si è afflosciata come un soufflé riuscito male.
Numero 3) Non sta né in cielo né in terra che in Europa l'Inter incominci un incontro in undici e lo finisca sistematicamente in dieci. A Liverpool, Materazzi si fece buttare fuori dopo mezz'ora; a San Siro, è toccato a Burdisso venire cacciato dopo cinquanta minuti. Nell'uno e nell'altro caso non esistono giustificazioni di sorta per un comportamento che ha irrimediabilmente danneggiato la squadra. E basta con la storia della pazza Inter, dell'Inter umorale, eccetera eccetera. A cent'anni bisogna cominciare ad essere maturi. O no?
Numero 4) Già, il centenario. La squadra e il tecnico non potevano scegliere modo peggiore per festeggiarlo. Ieri sera, i tifosi sono stati ammirevoli e hanno dato una lezione di stile. In fondo, hanno fischiato Ibrahimovic e Stankovic, ma hanno applaudito l'Inter dopo avere reso onore alla superiorità del Liverpool e al fair play dei suoi sostenitori.
Numero 5) In Europa, l'Inter non ha un'anima, non ha una personalità, ha poco o nulla di quanto mostra in campionato. D'accordo, i cinque grandi infortunati hanno pesato sul conto finale, ma vogliamo parlare di Vieira lento e impreciso, autentica zavorra di una squadra cui la Juve ha rifilato un vero macigno facendoselo strapagare? Di Ibra che non fa mai sfracelli quando suona la musica della Champions? Di Burdisso che non ne azzecca una?
Numero 6) Lo screzio tra Figo e Mancini, con il portoghese che si sarebbe rifiutato di entrare per non essere coinvolto nella disfatta, viene dopo la rissa fra Mancini e i medici che peraltro continua senza esclusione di colpi, con il presidente costretto a fare continuamente il pompiere.
Numero 7) La decisione del tecnico di andarsene a fine stagione è un atto coraggioso: in un Paese dove lo sport nazionale è incollarsi alla poltrona (o alla panchina), il gesto fa onore a Mancini. Ma, nell'immediato, quali saranno le conseguenze sulla tenuta nervosa di una squadra che, nei momenti di difficoltà, batte in testa e tende preoccupantemente a disarticolarsi? Reggerà l'urto delle polemiche, delle discussioni e, soprattutto, di una Roma baciata dalla grazia e più che mai galvanizzata dalla prospettiva di coronare l'inseguimento?
Numero 8) Congratulazioni vivissime al Liverpool, a Benitez e alla Premiership che piazza quattro squadre fra le prime otto d'Europa. Anche Moratti e Berlusconi sono multimilionari come chi possiede i Reds, il Manchester United, l'Arsenal e il Chelsea. La differenza è che Oltremanica i soldi li sanno spendere. A Milano, spesso, li spendono male.
di XAVIER JACOBELLI
Qualcuno ha pernottato nei pressi del ministero dell'Interno, altri si sono messi in fila nelle prime ore del mattino. Per primo è arrivato il 'Grillo parlante'