IL SOLITO, straripante, ingombrante Grande Circo della Politica replica ancora una volta il suo spettacolo sempre uguale. Ci eravamo illusi che potesse procedere alla semplificazione e snellimento della rappresentanza politico parlamentare, per un governo del Paese capace di realizzare le cose di cui veramente abbiamo bisogno, con urgenza. L’elenco è lungo e arcinoto. Diciamo solo: tasse troppo pesanti, prezzi irragionevoli, legalità negata, confini sempre colabrodo, scuola insufficiente. Servizi efficienti, moralità e sobrietà delle pubbliche amministrazioni. Insomma, la vita della gente. Ci ritroviamo con sedici teorici aspiranti alla premiership e qualche migliaio di candidati (qualcuno ingombrante, come i Calearo e i Ciarrapico, molti da spot) ai mille posti di parlamentare. Tutti, peraltro, già decisi a tavolino dai partiti. Una speranza: che, come in Spagna, la semplificazione la facciano i cittadini con il loro voto. Libero, utile, soprattutto maturo.
Gli indicatori economici sono una continua doccia fredda: se oggi migliora il debito pubblico, domani scende il pil, ossia il fatturato dell’«azienda Italia». Le tasse sono sempre troppo alte, nonostante qualche modesto (e strombazzato con vip da copertina) successo sul fronte della lotta all’evasione, che però non porta mai l’abbassamento delle aliquote. Come quando raramente cala il prezzo del barile, mai quello della benzina alla pompa, perché il mercato l’ha «già scontato». E i salari troppo bassi, i prezzi da economia di guerra, l’inflazione che torna a infiammarsi, i consumi che si riducono, la fatica di tirare fine mese. Ci dicono di consolarci con la congiuntura internazionale, la crisi americana, il dollaro basso e l’euro eccessivamente alto, anche per le speculazioni asiatiche sulla nostra valuta che minano la competitività. E’ vero, ma ci mettiamo anche del nostro per zavorrarci tanto sul piano economico, quanto su quello sociale. Un’Italia ferma, come titoliamo il giornale di oggi. Un’«Italia poltiglia», secondo una recente espressione di Giuseppe De Rita, di cui ospitiamo una bella intervista. Un’Italia sfasciata, che produce morti sul lavoro, rifiuti a Napoli, giudici che processano giudici (il nuovo caso Forleo), misteri (trent’anni dopo Moro siamo ancora in credito di verità) che continuano ad avvelenare il Paese.
Se questa, in estrema sintesi, è la fotografia degradata dell’Italia in campagna elettorale, anche l’informazione ha parte di responsabilità, perché è - assieme alla politica, l’impresa, il lavoro - specchio e prodotto della società che non sempre interpreta al meglio. Questo giornale continuerà a informare in piena libertà intellettuale, con spirito di onestà e di lealtà nei confronti dei lettori-cittadini, secondo il mandato dell’ Editore, la signora Marisa Monti Riffeser e il dottor Andrea Riffeser Monti, che ringrazio per l’attenzione, l’incoraggiamento, la fiducia. E per avere voluto dare testimonianza, con la direzione che oggi inizia, di credere nella sua gente, nel corpo redazionale, patrimonio umano e professionale di questo giornale e della Poligrafici, capace di esprimere il necessario rinnovamento, dopo la lunga, bella, civile direzione di Giancarlo Mazzuca - che tornerà presto a colloquiare con vecchi e nuovi lettori - al quale auguriamo altri successi nell’inedito impegno politico.
Saremo sempre dalla parte del bene comune. Con ottimismo, perchè questo Paese ha voglia di fiducia. E oggi c’è il sole.
Qualcuno ha pernottato nei pressi del ministero dell'Interno, altri si sono messi in fila nelle prime ore del mattino. Per primo è arrivato il 'Grillo parlante'