Roma, 14 marzo 2008 - Non sono ammissibili ritardi della giustizia come è avvenuto a Gela, dove per una sentenza sono stati necessari 8 anni e un imputato di reato di mafia è stato scarcerato. E' il monito che lancia il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in una lettera inviata al vicepresidente del Csm Nicola Mancino.
Napolitano insiste sulla "opportunità di invitare i Capi degli uffici a esercitare con tempestività e rigore i loro poteri di vigilanza e, nello stesso tempo, di assumere, con la urgenza che la situazione richiede, le determinazioni procedurali e organizzative idonee a evitare il ripetersi di episodi del genere o il loro inaccettabile protrarsi". Sono fatti di questo tipo, scrive ancora il Capo dello Stato, a "minare il prestigio della magistratura e la fiducia che in essa ripone il cittadino". Napolitano ricostruisce brevemente i fatti di Gela ai quali "i mezzi di informazione hanno dato ampio risalto".
Nella cittadina siciliana, infatti, prosegue il presidente, si è verificato "un gravissimo ritardo nel deposito delle motivazioni di una sentenza emessa dal Tribunale di Gela nel maggio del 2000. Il mancato deposito ha comportato la scarcerazione di soggetti che, in primo grado, erano stati condannati a pene rilevanti per delitti di criminalità organizzata. A distanza di circa otto anni dalla condanna, le motivazioni non sono state ancora depositate e non è dato prevedere quando ciò avverrà".
Napolitano non intende affatto interferire nel merito della vicenda che è già all'attenzione della sezione disciplinare dell'organo di autogoverno della magistratura: "I profili deontologici a carico del giudice cui spetta redigere la motivazione - scrive il presidente - sono sottoposti al vaglio della sezione disciplinare del Consiglio Superiore che ha sanzionato per due volte il magistrato e che dovrà prossimamente valutare il persistere della sua condotta omissiva. Assieme a quelli disciplinari sui quali il Consiglio ha deciso o si appresta a decidere e sui quali non intendo assolutamente interferire, l'episodio presenta altri profili di rilievo, meritevoli di attenta riflessione".
"Esso non è infatti il primo nel quale il Consiglio si imbatte - aggiunge Napolitano -. Condotte di simile segno, pur se non sempre accompagnate allo stesso clamore mediatico, vengono sovente prese in considerazione dal Consiglio, mentre altre impongono, altrettanto spesso, l'intervento dei titolari dell'azione disciplinare o degli organi ispettivi ministeriali per accertare le ragioni dei ritardi nel deposito dei provvedimenti: ritardi che hanno condotto talora a scarcerazioni di imputati condannati per delitti che allarmano l'opinione pubblica".
"In più occasioni, ho sottolineato che condotte del genere minano il prestigio della magistratura e la fiducia che in essa ripone il cittadino. In questo quadro - conclude Napolitano nella lettera a Mancino -, sottopongo al Consiglio l'opportunità di invitare i Capi degli uffici a esercitare con tempestività e rigore i loro poteri di vigilanza e, nello stesso tempo, l'opportunità di assumere con la urgenza che la situazione richiede le determinazioni procedurali e organizzative idonee a evitare il ripetersi di episodi del genere o il loro inaccettabile protrarsi. Sono persuaso che con la sua autorevole Presidenza, il Consiglio saprà farsi carico di così delicato problema, anche per il rispetto dovuto a tutti i magistrati che svolgono con professionalità e diligenza le loro delicate funzioni".
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