Le cronache da Lhasa sono tremende e, di ora in ora, il bilancio degli scontri diventa spaventoso. Il Tibet si ribella all'oppressione del regime comunista cinese che risponde massacrando i tibetani, assaltando i monasteri, sparando sui monaci, arrestando i manifestanti che chiedono libertà, chiudendo al mondo la capitale del Dalai Lama.
E' un copione già visto: una repressione bestiale. La stessa perpetrata in Piazza Tien An Men fra il 15 aprile e il 4 giugno 1989. Ricorda Wikipedia: "La Croce Rossa parlò di 2.600 morti e 30.000 feriti. I testimoni stranieri riferirono che 3.000 persone vennero uccise. La stessa cifra fu riportata da un sito inglese di Pechino. Le stime più alte parlarono di 7.000 -12.000 morti. Amnesty International ha denunciato che a questi numeri vanno aggiunti i 400 giustiziati per "ribellione", "incendio di veicoli militari", ferimento o uccisione di soldati e reati simili. Amnesty International ha stimato che il loro numero è superiore a 400".
Tre mesi fa, il Dalai Lama è venuto in Italia. In occasione della sua visita, i politici di ogni colore della Casta hanno fatto a gara per non stringergli la mano, attanagliati dalla paura delle reazioni del governo di Pechino. Il simbolo della lotta tibetana per la libertà disse che i Giochi di Pechino non sarebbero dovuti essere boicottati, ma che, al contrario, essi sarebbero risultati preziosi per parlare al mondo della questione tibetana.
Tre giorni fa, il regime comunista cinese ha accusato il Dalai Lama di propugnare il boicottaggio dei Giochi. Balle colossali. Non lo sono invece, la sistematica applicazione della pena di morte (nel 2006 si calcola ci siano state fra le 6.500 e le 7.000 esecuzioni), la censura annunciata nei confronti dei giornalisti stranieri che seguiranno le Olimpiadi, il bavaglio a Internet, la limitazione della libertà di stampa, di opinione, di espressione.
Adesso, il sangue sparso a Lhasa quattro mesi e venticinque giorni prima dei Giochi impone una sola scelta: boicottare. E chissenefrega se ci risponderanno che non è possibile perchè gli interessi economici in ballo sono enormi e schiacciano la protesta dei tibetani, come la schiacciano l'esercito e la polizia cinese. Mai come in questo momento ci sentiamo tutti tibetani.
di Xavier Jacobelli
Dalla musica alla passerella: un momento della sfilata della linea di lingerie Pussycat Dolls, alla settimana della moda di Los Angeles