Pechino, 19 marzo 2008 - Alcuni testimoni hanno riferito oggi di vasti movimenti di truppe cinesi nelle province della Repubblica popolare al confine con il Tibet, la regione autonoma teatro la scorsa settimana di scontri sanguinosi tra attivisti e forze dell'ordine.
Secondo quanto riferito all'agenzia France Presse da un giornalista locale, un gran numero di camion militari che trasportavano soldati hanno percorso le strade del Sichuan in prossimità del confine con il Tibet.
Nel capoluogo provinciale di Chengdu, la polizia avrebbe circondato un quartiere abitato in maggioranza da tibetani dove ieri sera si erano verificati degli scontri.
Secondo l'organizzazione non governativa Free Tibet Campaign, una vasta operazione è in corso anche nel distretto di Ngawa, sempre nel Sichuan. La polizia avrebbe intimato la resa agli attivisti coinvolti in una protesta di piazza domenica scorsa.
Gli agenti - sostengono i responsabili dell'ong - hanno promesso un rilascio in tempi brevi ai ribelli che si "arrenderanno".
Nei giorni scorsi, le proteste anti-cinesi di Lhasa si sono estese ad alcune regioni occidentali della Repubblica popolare.
Le autorità di Pechino hanno introdotto una serie di divieti che impediscono ai cittadini stranieri di raggiungere il Qinghai, il Gansu, il Sichuan e lo Yunnan, province dove risiedono consistenti minoranze tibetane.
Ieri il governo tibetano in esilio in India ha sostenuto che nel Gansu almeno 19 dimostranti sono stati uccisi da colpi di arma da fuoco. L'agenzia di stampa cattolica Asianews ha diffuso le immagini di cadaveri di manifestanti e monaci buddisti vittime della repressione militare nel Sichuan.
Dei disordini anti-cinesi le autorità di Pechino accusano il Dalai Lama, il leader spirituale del Tibet in esilio dal 1959. In questi giorni, il religioso ha condannato le violenze e ribadito la necessità di risolvere in modo pacifico ogni conflitto.
Parte integrante della Repubblica popolare dal 1950, il Tibet gode almeno formalmente di uno statuto di autonomia. Il governo di Pechino sostiene che il Dalai Lama porta avanti un progetto di tipo separatista, con l'aiuto degli Stati Uniti e di altri governi stranieri.
Venerdì scorso a Lhasa i dimostranti hanno devastato decine di negozi cinesi, in segno di protesta contro quello che il Dalai Lama ha definito il "genocidio culturale" del Tibet.
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